Dopo aver schivato una pioggia di guai giudiziari, Beppe Sala è stato colpito e si è autosospeso. E se adesso ne piovessero di peggiori?



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Il sindaco Beppe Sala ha deciso d’impluso di autosospendersi dalla sua carica dopo aver scoperto “da fonti giornalistiche” di essere indagato per presunte irregolarità nella gestione degli appalti di Expo, l’evento di cui è stato il principale dirigente e che gli ha consentito di vincere le scorse elezioni a mani basse.

No — Sala non si è dimesso. In Italia i comuni non funzionano come il Parlamento: quando si dimette un Governo, il Parlamento rimane in carica, ma se si dimette un sindaco decade anche il Consiglio — si deve procedere con commissariamento ed elezioni. Sala si è solo messo in frigorifero per qualche mese, cedendo i suoi poteri al vicesindaco Anna Scavuzzo. Può darsi che la sospensione duri sei mesi, il tempo che resta alla procura per indagare sulla vicenda. Sala sta aspettando l’arrivo dell’avviso di garanzia, che gli comunicherà in modo ufficiale il motivo per cui la Procura sta indagando su di lui. Poi deciderà come comportarsi.

Sala è iscritto al registro degli indagati per falso ideologico e falso materiale.

Secondo la Procura Generale, ci sarebbero state irregolarità nell’assegnazione dell’appalto della cosiddetta piastra Expo, la base di cemento su cui posavano gli stand della manifestazione. Secondo la Guardia di Finanza, il comportamento di Sala non sarebbe stato “irreprensibile e lineare” in quanto viziato dalla necessità di finire a tutti i costi i lavori entro la data di inizio di Expo, il primo Maggio 2015.

L’appalto, in effetti, è stato assegnato con un valore molto inferiore a quello di partenza d’asta: un prezzo inferiore addirittura del 42%, per la ditta Mantovani. In quell’occasione, Sala aveva detto a Antonio Rognoni, capo di Infrastrutture Lombarde spa, che “Non c’era tempo per poter verificare i prezzi stabiliti da Mantovani” — uno schema di illecito comune da parte di chi vuole a tutti i costi un appalto è offrire un progetto a prezzi molto bassi, per poi far comparire dal nulla un sacco di costi aggiuntivi.

I contorni di questa vicenda erano noti già da molto tempo. La dichiarazione della Guardia di Finanza riportata sopra è del 2014, mentre già prima dell’apertura dell’Esposizione universale la Procura di Milano aveva aperto un fascicolo a riguardo, con responsabile Alfredo Robledo. Il superiore di Robledo, Edmondo Bruti Liberati, gli aveva però tolto l’indagine dalle mani — generando un gran subbuglio negli ambienti giudiziari — congelando l’indagine per tutti i sei mesi dell’Esposizione.

L’iscrizione sul registro degli indagati di Sala non è stata una sorpresa. Del resto, sono state le stesse forze politiche che a livello nazionale hanno premuto per la puntualità di Expo ad ogni costo che hanno implicitamente — o anche esplicitamente — avallato il comportamento di Beppe Sala, giustificando anche alcune sue scelte o comportamenti nel migliore dei casi approssimativi. Uno su tutti: Matteo Renzi, che è stato anche uno dei principali sponsor di Beppe Sala durante la campagna verso Palazzo Marino. I rapporti tra i due parevano essersi un po’ raffreddati, dopo che il Premier era stato piuttosto vago sull’erogazione dei fondi del cosiddetto “Patto per Milano;” ma comunque Sala poteva sempre godere di una solida sponda a Roma.

Adesso il futuro della sua amministrazione è piuttosto nebuloso. Il gesto di Sala è stato sia lodato che criticato. In effetti, in un periodo di grillismo rampante, l’autosospendersi ai primissimi cenni di un’azione penale nei suoi confronti è un ottimo atto di immagine da esibire verso un’opinione pubblica sempre più intransigente con la classe politica. La sostanza, però, è che Milano si trova senza il sindaco eletto dopo solo sei mesi senza una vera ragione giudiziaria. In Consiglio comunale ci sono moltissime questioni in sospeso — non ultimo, il destino di Cascina Merlata, un’area Expo modificata rispetto ai piani originari proprio con un’azione diretta di Beppe Sala su cui va spesa qualche parola.

I piani originari di Expo infatti non avrebbero previsto parcheggio sufficiente. Sala avrebbe allora agito di imperio e destinato quell’area a parco macchine per tutta la durata della manifestazione. In questi giorni, il Consiglio Comunale sta capendo cosa fare dello spazio. Probabilmente verrà destinato per la maggior parte ad uso commerciale: una decisione presa due giunte fa che sta suscitando molte polemiche, anche perché la percentuale da adibire a commerciale è aumentata dal 45 al 55%. Ed è una decisione che va approvata molto in fretta, vista la situazione già delicata e fumosa del sito dove Expo ha avuto luogo.

E qui torniamo sempre al ragionamento originario. Nell’interpretare l’iscrizione di sala al registro degli indagati e in generale la sua condotta come commissario Expo, non si può prescindere dal clima “il-fine-giustifica-i-mezzi” con cui sono stati realizzati i lavori per l’Esposizione. In quest’ottica, Sala è solo un personaggio — non una comparsa, ma nemmeno il protagonista assoluto — di una macchina cigolante e gigantesca, di cui non si riesce nemmeno bene a cogliere i confini.

Per tutti i mesi prima di Expo Renzi non perdeva occasione di ripetere con parole piuttosto esplicite che, in sostanza, si dovevano scavalcare i regolamenti per la Maggior Gloria di Milano, dell’Italia, di lui. Sala probabilmente non ha commesso illeciti per suo tornaconto ma né Renzi né lui, nonostante quello che pensano, sono superiori alla legge — per fortuna: e la buona fede non basta davanti al codice penale.

Era probabile che prima o poi sarebbe arrivata una qualche tegola giudiziaria: davvero Sala non se lo aspettava? E soprattutto: davvero non se lo aspettava chi lo ha voluto a Palazzo Marino?

Sala era il candidato più illuminato dai riflettori, ma proprio per questa sua posizione è bastato relativamente poco per metterlo in seria difficoltà. Si può apprezzare o no la sua decisione — la sua scommessa — politica e umana, ma non ignorare che potrebbe non essere l’ultimo suo guaio giudiziario. Rimangono ancora molti capitoli aperti sulla gestione dei lavori dell’Expo. Alcuni sono ascrivibili alla Ragion di Renzi come questo, ma alcuni sono più inquietanti: su tutti, quello che riguarda il movimento terra per la realizzazione del sito. In Lombardia, il movimento terra è un settore a fortissima infiltrazione ‘ndranghetista. Il fatto che sull’argomento rimangano molti punti da chiarire — come che fine abbiano fatto le terre smosse, dato che Arexpo non lo sa  — è davvero inquietante. Cosa farà Sala nel caso venga fatto il suo nome nel corso delle indagini?

— FIN —

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