Dopo averlo sbeffeggiato per mesi, tutta la Silicon Valley si inchina a Trump. Ma lo fa con la morte negli occhi.



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Si è tenuto ieri mercoledì 14 dicembre 2016 il primo incontro di Trump, presidente-eletto, con il gotha della Silicon Valley, gotha che ha passato piú o meno tutta la campagna elettorale a dirne di tutti i colori al vincitore delle elezioni — un po’ come quando Bezos ha scherzato con i ragazzi che proponevano di spedire Trump nello Spazio, idealmente senza biglietto di ritorno.

L’incontro è iniziato con i presupposti giusti — Trump ha invitato tutti tranne Twitter, perché il social network, sempre piú inguaiato, si era rifiutato di realizzare per il comitato elettorale del bancarottiere una emoji sponsorizzata che mettesse in ridicolo Clinton, per decorare tutti i tweet che usassero l’hashtag #CrookedHillary.

In un contesto che l’intera redazione di Lercio avrebbe definito improbabile, Trump ha esordito garantendo il proprio supporto verso l’industria informatica californiana—

“Qualsiasi cosa possa fare per voi, sarò sempre qui. Chiamate i miei collaboratori, chiamate me, non c’è differenza — non abbiamo una scala di comando formale qui. (…) Sono qui per aiutarvi ad andare bene. State andando bene e sono onorato dal rimbalzo. Tutti parlano del rimbalzo — per cui adesso devo piacere per forza a tutti quelli che sono in questa stanza. E dobbiamo cercare di fare in modo che il rimbalzo continui.”

Il rimbalzo sarebbe quello dei mercati, teoricamente, ma dopo le montagne russe immediatamente successive alle elezioni — chiamatela, se volete, speculazione — i mercati stanno stagnando male male.

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Jeff Bezos, ad esempio, probabilmente proprio in questo momento, si sta pentendo tantissimo di non aver spedito Trump nello spazio — “potevamo dirgli che su Venere è davvero pieno di figa.” Vera destinazione? Il Sole.

Il terrore di Bezos è da prendere sul serio: l’uomo, con la testa piú lucida della sala ma forse anche del mondo, progetta ogni mossa di Amazon dopo una lettura del futuro riflesso nella propria nuca, una specie di sfera di cristallo della Silicon Valley, che gli viene letta da un dedicato assistente necromante.

Il team di Trump si impegnerà a rendere piú facile commerciare con l’estero. “Ci sono un sacco di restrizioni, un sacco di problemi.” Trump — categoricamente contrario a TPP e TTIP durante la campagna elettorale perché cresciuti in seno all’amministrazione Obama — non aveva le idee molto chiare sul da farsi, però. E subito dopo ha aggiunto “Se avete qualche idea a riguardo, sarebbe fantastico.”

“Se avete qualche idea a riguardo, sarebbe fantastico.” Il terrore nello sguardo di Cook

“Se avete qualche idea a riguardo, sarebbe fantastico.” Il terrore nello sguardo di Cook

(Thiel, ammirato: “Mani piccole, grande manicure”)

Tim Cook, l’unica figura fortemente politicizzata al tavolo — forse quanto il presidente-eletto — dopo il coming out di due anni fa e la lunghissima lotta contro l’FBI per la crittografia sui telefoni della Apple, deve essersi sentito anche il piú fuori posto di tutti.

Oh no

Oh no

“Hello darkness my old friend”

“Hello darkness my old friend”

Le facce piú interessanti, forse, erano quelle dei figli Ivanka, Eric e Donald Jr — le facce di chi proprio non doveva esserci, dato che non si capisce se sono lì per rappresentare il Governo, le aziende di Trump, o come estensione della intelligenza collettiva del padre, con cui condividono una hive mind — un po’ come le api — che impedisce al presidente-eletto di funzionare in assenza di metà della sua coscienza condivisa.

“Non ho mai visto una linea della vita così lunga”

E poi ovviamente — Peter Thiel, di cui vi abbiamo già parlato, un personaggio ricorrente nel teatro di Hello, World. Trump ha presentato personalmente Thiel — gli altri hanno dovuto farlo da soli — e mentre stringeva la mano dell’investitore piú famigerato della Valley e fondatore di PayPal, ha iniziato ad accarezzarla. “Lui ha visto il valore di questa operazione, forse anche prima di noi. È un tipo molto speciale.”

Thiel è stato molto imbarazzato dal gesto, che invece sembra aver eccitato molto il vicepresidente-eletto Pence, che guardava con approvazione, stringendosi le mani da solo, annuendo.

Durante l’incontro, più volte i leader della Valley si saranno trovati con la gola secca — non sappiamo se nessuno abbia osato rinfrescarsi con l’acqua fornita dal presidente-eletto, quella della sua marca di acqua in bottiglia: Trump Water.

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