La katana, ovvero la spada, è uno dei simboli del Giappone. Queste armi letali, intrecciate con la storia nazionale, si sono evolute nel tempo per stile e raffinatezza fino a diventare pezzi inestimabili per musei e collezionisti. Forgiare una lama era all’epoca un’operazione complessa e costosa, soprattutto a causa della scarsità di giacimenti minerari nel territorio. L’acciaio veniva battuto e ripiegato fino a quindici volte ottenendo oltre trentadue mila strati, per poi subire un processo di indurimento tramite il veloce riscaldamento e raffreddamento.

A seconda dell’epoca furono create diversi tipi di spade. In genere vengono classificati 5 periodi storici:

  • Jokoto (645 – 980): in questo periodo in Giappone vengono forgiate spade a lama dritta e con la punta affilata da entrambi i lati, come quelle prodotte in Cina.
  • Koto (980 – 1600): in un’epoca contrassegnata da diverse guerre, l’arte della spada diventa essenziale. Le tecniche utilizzate si affinano e si discostano da quelle cinesi. È un’età dell’oro per tutti i mastri fabbri del Giappone che si dividevano nelle famose 5 Scuole.
  • Shinto (1600 – 1867): lo shinto corrisponde all’epoca Edo, nella quale il potere amministrativo apparteneva alla famiglia Tokugawa. Con un paese unificato, senza guerre e isolato dal resto del mondo, la katana perde un po’ del suo valore nativo per diventare un simbolo dello status sociale. La ricerca della raffinatezza e la minuzia dei particolari sono gli elementi chiave.
  • Shinshinto (1867 – 1912): con l’apertura forzata delle frontiere, il Giappone entra in contatto con la cultura e la tecnologia occidentale. In un periodo di forti tensioni vi è un tentativo di ritorno nostalgico alla tradizione delle 5 Scuole.
  • Gendaito (1912 – 1945): con le forti spinte nazionaliste, la spada viene eretta come simbolo del Paese. Diventa un equipaggiamento per generali e – data la produzione di massa in fabbrica – anche la qualità e il loro pregio crolla. Per forgiarle veniva usato perfino il ferro dei binari. Con la resa del Giappone nel 1945 viene imposto il veto di produrre katana — ritirato poi tre anni dopo.


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Tuttavia una katana, oltre ad essere efficiente in battaglia, doveva anche possedete un’estetica di valore. Sono molti gli ornamenti che impreziosiscono la spada, soprattutto a partire dal periodo Edo quando diventano l’emblema del potere militare dei samurai. La tsuba, ovvero la guardia della spada, viene lavorata e incisa per creare vere opere d’arte, che a partire già dal 1800 vengono collezionate e messe in mostra come elementi singoli. Possono essere classificate in diverse categorie, dalla forma (rotonda, quadrata o a forma di fiore) al materiale di produzione — tra cui legno e leghe di rame. Quest’ultimo assume diverso pregio in base alla composizione, che può presentare tracce di oro e argento.

Nello specifico, ci sono cinque tipi di materiali: il seidou (il più comune rame verde/blu), shakudou (rame rosso, con piccole quantità d’oro, argento, antimonio e arsenico), hakudou (rame bianco con tracce di stagno), oudou (rame giallo, ovvero l’ottone) e lo shibuichi (letteralmente significa “una parte di quattro”, perché composto per un quarto di argento).


Un terzo tipo di classificazione è il tema che le incisioni trattano. Le
tsuba possono rappresentare un evento storico realmente successo, persone di spicco o leggende tratte dall’iconografia tradizionale. Sono molte quelle che rappresentano le divinità della fortuna o i tengu — maestro spadaccino imbattibile dal lungo naso che si racconta che abbia addestrato i migliori guerrieri della storia. Altre volte possono essere più simboliche e metaforiche, raffigurando piante, fiori o animali. Questa specificità non appartiene solo alla guardia, anche la tsuka (l’impugnatura) ha elementi molto curati anche se spesso nascosti. I menuki sono degli ornamenti in rame che aiutano una migliore stretta della katana e che il più delle volte vengono coperti dal filo di seta, pelle o stoffa che avvolge l’impugnatura. Il tema inciso sulla guardia spesso è ripreso dal menuki creando un collegamento profondo. E non è l’unica cosa che li accomuna. La tsuba infatti possiede anch’essa un lato nascosto: il retro, che il più delle volte non è visibile, è inciso.

Questa attenzione maniacale dedicata al vedo-non vedo è presente in molti elementi tradizionali. Per esempio negli omamori, talismani portafortuna fatti di stoffa con all’interno una preghiera, o nei netsuke, dei piccoli contrappesi attaccati a un nastro di seta e delle borsette, finemente incisi e che rimangono nascosti sotto le fasce dei kimono.

Altra caratteristica delle spade giapponesi più moderne è la dragona, un lungo filo sul fondo dell’impugnatura. Questo elemento è stato introdotto durante la seconda guerra mondiale come copia della dragona presente sulle sciabole occidentali. Se annodata al polso, la dragona permette una più solida impugnatura della spada e evita che questa possa cadere. In Giappone questa funzione non è stata del tutto compresa e la dragona è diventato un semplice abbellimento.

Si ringraziano il negozio F.lli Lorenzi di Milano in corso di Porta Romana 1 per aver ospitato l’evento, il Centro di Cultura Italia Asia per l’approfondimento storico e la famiglia Roberto Jelmini per aver messo a disposizione alcuni pezzi dalla propria collezione privata.

È possibile scoprire di più sulla culuta giapponese e sul mondo delle katane presso il Museo d’Arte e Scienza di Milano in via Q. Sella 4.

— Foto di Giacomo Ravetta

— FIN —

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