È ripresa qualche giorno fa l’inchiesta del programma “Le Iene” sull’interramento di immondizia tossica nel sottosuolo italiano.

Il celebre show di Mediaset aveva iniziato a interessarsi alla vicenda nel novembre del 2013, quando Nadia Toffa aveva incontrato Carmine Schiavone, il boss pentito del clan dei Casalesi.

“Qui è stato costruito sopra il nucleare, sopra i fanghi termonucleari, sopra al tossico. Ci stanno le case sopra,”  afferma Schiavone nei primi minuti di intervista, mentre indica su Google Maps i punti esatti della Campania in cui la Camorra ha seppellito “milioni di tonnellate di scorie tossiche e nucleari.”

schermata-2016-11-13-alle-13-53-57Poco dopo, nel dicembre del 2013, sempre la Toffa aveva raccolto l’incredibile testimonianza di Roberto Mancini, l’agente dell’Interpol che per primo aveva iniziato a indagare sui traffici nella Terra dei Fuochi, poi deceduto nell’aprile del 2014 a causa di un linfoma non Hodgkin contratto durante i sopralluoghi nelle discariche abusive.

Per i tre anni successivi, Italia 1 fa calare il silenzio sulle terre avvelenate dalle mafie, ma lo scorso 6 novembre i riflettori si riaccendono e riprendono il lavoro di Giulio Golia ad Africo, un piccolo paese nel Parco Nazionale dell’Aspromonte (Calabria), afflitto da una preoccupante anomalia nei casi di tumore.

Gli abitanti hanno raccontano di aver cercato di individuare la causa del fenomeno costruendo un registro tumori fai-da-te, dal quale risulta una zona del comune particolarmente colpita dai decessi: via Giacomo Matteotti, soprannominata “la via della morte”.

Il video raggiunge un discreto successo e la redazione de Le Iene riceve svariate segnalazioni da parte di telespettatori che suggeriscono come proseguire l’inchiesta; così l’8 novembre 2016, va in onda un nuovo servizio che mette in relazione i tumori di Africo con una delle pagine più buie della storia d’Italia.

Si tratta del caso delle navi a perdere, mercantili affondati dalle mafie nel Mar Mediterraneo allo scopo di smaltire illegalmente e a basso costo ingenti carichi di spazzatura industriale.

Nel filmato si parla di una specifica nave dei veleni, la Rigel (IMO 6902107), affondata il 21 settembre del 1987 al largo di Capo Spartivento (37° 58′ N, 16° 49’ E), assieme al suo carico segreto di materiale radioattivo, incastonato all’interno di grossi blocchi di cemento e marmo.

Ma secondo alcune ricerche condotte da The Submarine, proprio in quell’area del mar Ionio di navi sospette ne sono affondate almeno quattro.

A 25 km al largo di Africo sarebbe naufragata la Elbe (38.74° N, 16.72° E), a 30 km la motonave ASO (38.17° N, 16.47° E) e a 40 km la Amasya (38.74° N, 16.72° E), che poi è stata recuperata e rimessa in sesto.

 

africo-nuovoIl sospetto è che anche queste imbarcazioni trasportassero rifiuti pericolosi, forse dello stesso genere di quelli che sono stati sversati ad Africo.

Proprio la Elbe, assieme alla Rigel, era finita sotto la lente di ingrandimento di Natale De Grazia, l’uomo di punta del pool istituito dalla procura di Reggio-Calabria per far luce sulla vicenda delle navi dei veleni.

Come viene ricordato nel servizio, Natale De Grazia morì misteriosamente il 12
natale_de_graziadicembre del 1995 durante le indagini, ma le autopsie di quegli anni parlano insistentemente di infarto, e solo nel 2013, dopo una lunga battaglia giudiziaria, fu accertato che la morte del capitano di corvetta non fu naturale, ma causata da un veleno somministratogli durante un pasto.

“Ma lei è sicuro di voler fare questa inchiesta? Ha il coraggio di farla?,” è la domanda retorica che un testimone pone a Giulio Golia, per metterlo in guardia, “perché si vanno a toccare interessi particolari, storie particolari e gente particolare.”

Difatti non è un caso che anche l’inchiesta sulle navi a perdere si sia conclusa con un naufragio, un susseguirsi di processi, condanne, annullamenti, prescrizioni e archiviazioni.

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