Ammettetelo: anche voi, quando vi siete svegliati e avete scoperto che ha vinto Trump, avete avuto voglia di attribuire la responsabilità di questo evento storico alla stupidità e/o alla cattiveria della gente. “Ma che hanno nel cervello?”, “Bisogna proprio essere scemi o cattivi”, “In America sono ancora più ignoranti che da noi”.

La tentazione è forte, anche perché è un buono sfogo: permette di prendersi male con gli amici e non pensare più di tanto che magari il risultato elettorale abbia anche un senso, per quanto nefasto. Però bisogna restare lucidi, e provare a ragionare. Per cominciare, c’è qualcosa di vero in queste imprecazioni:. ma cosa intendiamo con “ignorante”?

  • Non conosce la storia del proprio paese e ovviamente del mondo;
  • Manca di cultura politica e di conoscenza dei meccanismi economici;
  • Non avendo strumenti culturali sufficienti, si affida al sentito dire e ragiona in modo spesso slegato dalla realtà.

L’ignoranza, però, non è una colpa delle persone che affligge. È una colpa scaricare la colpa della vittoria di Trump sulle persone non colte.

Non è un caso che una larga parte degli americani abbia scelto di votare un personaggio quantomeno discutibile, bensì è una conseguenza del sistema sociale ed economico su cui si basano gli Stati Uniti d’America. Un sistema sociale in cui le disuguaglianze crescono da decenni e in cui iscriversi a un’università di medio livello significa contrarre un debito più o meno per il resto della vita, che sta assistendo alla progressiva erosione della cosiddetta classe media in favore di ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri — e alla guerra che si sta scatenando tra questi ultimi.

L’Occidente non è afflitto da una “crisi di civiltà,” come qualche voce strilla, ma semplicemente dagli strascichi sociali della crisi economica manifestatasi nel 2008 e di una più profonda che affonda le sue radici più di trent’anni fa, con la crisi petrolifera e l’inizio della delocalizzazione industriale. In seguito a questi eventi, le forze che dovrebbero tutelare i ceti sociali medio-bassi non hanno saputo adeguarsi alle nuove dinamiche del potere e della società locale e globale, venendo sconfitte.

Il loro sbandamento ha abbandonato le classi sociali da loro difese. Adesso queste classi sono vittima di persone come Trump, pronti a convincerle che la colpa del loro disagio non sia del sistema economico che li sfrutta e li vuole sempre più docili, bensì degli immigrati, di quelli che vogliono legalizzare la droga e il matrimonio omosessuale, delle donne emancipate e dei cinesi — e quando ormai il danno è fatto, non serve a niente mostrare che Trump si sbaglia o mente. La prova, in questa tornata elettorale, è stata la vittoria di Trump nel Michigan, uno degli stati con la maggior tradizione operaia in America, soggetto a una crisi economica e sociale molto grave – è lo Stato di Detroit, la città dell’automobile che sta cadendo a pezzi da quarant’anni.

È questo sistema sociale ed economico a creare l’ignoranza e avere interesse che gli ignoranti restino tali. Una vera consapevolezza politica e sociale di tutti gli americani difficilmente avrebbe portato a questo risultato. Ad esempio, uno dei provvedimenti che i Repubblicani attueranno quanto prima è l’abolizione del sistema di sanità semi-pubblico Medicare, una delle conquiste storiche dell’amministrazione Obama. Quante persone hanno votato Trump pur avendo bisogno di Medicare?

È un circolo vizioso: l’ignoranza premia persone come Trump, persone come Trump hanno bisogno che la gente creda alla loro retorica, dunque hanno interesse a che l’ignoranza permanga. Mentre i movimenti socialisti e progressisti hanno sempre messo l’accento sull’importanza dell’istruzione e della consapevolezza come strumenti per migliorare la condizione dei propri elettori, il nuovo riferimento politico di questi elettori esalta l’ignoranza e bolla come saccenti, radical chic, traditori quelli che non credono alla loro interpretazione della società. Chi vota Trump, senza saperlo, condanna sé e i propri figli all’ignoranza.

Chi ha gli strumenti culturali per riuscire a vedere un po’ attraverso le nebbie della struttura, invece, dovrebbe smettere di strillare contro quelle che sono le vere vittime di questo conflitto sociale e provare a proporre una soluzione politica che convinca queste vittime a non votare più la destra populista — finché sono in tempo. Sono passati solo pochi mesi dal referendum sulla Brexit, e probabilmente siamo solo all’inizio di una catena di eventi elettorali simili destinati a ripetersi in tutto l’Occidente.

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