Siamo complici del disastro ambientale. Non vogliamo ammetterlo o forse la nostra influenza quotidiana ci sembra talmente irrilevante da non incidere a livello macroscopico. Invece ognuno di noi, giorno dopo giorno, contribuisce all’inquinamento del Pianeta — per esempio gli sprechi alimentari nelle città dipendono soprattutto dai privati cittadini e dalle loro abitudini alimentari.

Ogni anno vengono sprecati cibi per un totale di 16 miliardi di euro e 12 vengono dalle famiglie. Viviamo con la perenne sensazione di non poter fare nulla per fermare il declino dell’ambiente in cui viviamo, mentre i nostri gesti quotidiani sono più che incisivi. In Italia più del 40% delle eccedenze alimentari sono legati alle scelte di acquisto e di consumo delle famiglie e il valore medio dello spreco domestico di ciascuna famiglia è di circa 450 Euro all’anno.

La motivazione è imputabile soprattutto ad acquisti non oculati — ci siamo abituati a fare la spesa nei grandi supermercati dove la tentazione di comprare qualcosa che non ci serve è forte: caschiamo nell’offerta di quegli yogurt che poi in casa non mangia nessuno. Quando la spesa si faceva passando prima dal panettiere, poi dal fruttivendolo, poi dal lattaio era molto più difficile perdersi in spese insensate, eccedenti e inutili. Ma ora è questo il sistema di distribuzione alimentare che abbiamo — e ha indubbiamente dei pregi. Milano ha drizzato le antenne sul tema all’alba di Expo 2015 e ha approvato per il 2015-2020 una sorta di agenda contro gli sprechi, presentata da Giuliano Pisapia per la prima volta al summit di Johannesburg C40 nel febbraio 2014.
Nel luglio dello stesso anno il Comune di Milano e la Fondazione Cariplo hanno sottoscritto il patto Food Policy di Milano, un protocollo di intesa generale sul cibo che si è trasformato in un patto internazionale sulle Food Policy urbane denominato Milan Urban Food Policy Pact (MUFPP) — ad oggi il più grande obiettivo raggiunto nel dopo Expo.

Il processo alimentare delle città è un’unica dimensione sistemica che si articola in un processo preciso, un ciclo alimentare formato da coltivazione, distribuzione, consumo e smaltimento rifiuti. Di questo ciclo fanno parte gli sprechi: la falla nel sistema ciclico di produzione alimentare.

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Il Comune ha operato in diverse fasi: inizialmente ha analizzato il ciclo urbano del cibo — produzione, logistica, consumo distribuzione scarti rifiuti — ha raccolto dati e li ha analizzati nel contesto urbano.

“Ogni anno recuperiamo 550mila tonnellate di eccedenza in tutta la filiera. Nel 2016 vogliamo arrivare a 1 milione” ha dichiarato il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina.

“Con la legge sullo spreco alimentare possiamo passare dalle 500 mila tonnellate di oggi ad 1 milione di tonnellate di cibo risparmiato nel 2017″. Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi, intervenendo alla cerimonia per la Giornata mondiale dell’alimentazione, nel Palazzo della Fao a Roma. La legge contro lo spreco alimentare approvata dal Parlamento, ha rilevato è “un grande passo in avanti per l’Italia.”                        

L’obiettivo è quello di creare un sistema alimentare che sia in grado di garantire cibo sano e acqua potabile in quantità sufficiente e accessibile a tutti in un’ottica di equità, resilienza e sostenibilità.

In questa ottica è stata approvata dal Senato italiano ad agosto di quest’anno la legge antisprechi che invece che andare a penalizzare chi spreca, offre degli incentivi a chi ricicla le eccedenze. Questo ha facilitato la nascita di numerosi progetti di recupero e redistribuzione di eccedenze alimentari                   

Milano è la patria di tante piccole realtà nate dal basso, dai cittadini ispirate a una vita sostenibile. È il caso di Recup.

“Il progetto è nato due anni fa da un pensiero comune: quello di riciclare il cibo che veniva buttato dopo i mercati” ci racconta Rebecca, “Eravamo in tre all’inizio e al mercato di Papiniano ci siamo accorti che il cibo sprecato era tanto e le persone che lo recuperavano tra le casse e la nettezza urbana erano altrettante. C’erano signori anziani, immigrati: nessuno di loro era felice di raccogliere rifiuti da terra, allora abbiamo deciso di farlo al posto loro.
Ora siamo in una ventina attivi su 4 mercati, e forse a breve Valvassori — e da poco siamo ufficialmente una associazione.”

I ragazzi di Recup raccolgono 100/200 kg di cibo di vario tipo in ogni mercato e lo ridistribuiscono agli abitanti del quartiere. Con il tempo sono stati affiancati da varie associazioni di quartiere.

“Le eccedenze di cibo che ci rimangono dopo la ridistribuzione non vengono buttate ma le associazioni con cui collaboriamo, per esempio, portano dai due mercati di via Padova il cibo agli orti del quartiere e all’hub che ospita i migranti. Dal mercato di Papiniano invece l’associazione Mia porta le eccedenze ai senzatetto. Solo che siamo ancora piccoli quindi gli spostamenti diventano un problema. A volte i ragazzi delle Fucine Vulcano ci prestano delle bici-carretto.
Ora stiamo cercando di ottenere degli accordi con i consiglieri di zona e i comitati di quartiere per distribuire le eccedenze nei condomini.”
Nei mercati hanno degli accordi sulla parola con i commercianti che lasciano loro le cassette del cibo invenduto. “Sono tutti gentili con noi. L’obiettivo è anche quello di far loro ottenere sgravi sulla tassa dei rifiuti.”


Recup cerca sempre volontari: potete contattarli su Facebook.

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