Ieri, mercoledì 19 ottobre, a Buenos Aires, dalle 13 alle 14 tutte le donne si sono fermate. Ovunque si trovassero, in fabbrica, a casa, in ufficio, hanno smesso di svolgere lavori, faccende, e sono scese in strada a fare ruidazo, baccano, per farsi sentire. Tutte vestite di nero, in segno di lutto.

L’iniziativa, convocata da più di 50 associazioni, tra cui #NiUnaMenos, è nata dopo l’orrendo omicidio di Lucia Pérez, la sedicenne di Mar del Plata rapita, violentata e uccisa, impalata, da tre uomini. Ma insieme a lei ci sono anche le sei donne uccise nella sola prima settimana di ottobre. Una donna di 42 anni è stata uccisa a poche ore dall’inizio della manifestazione. È il primo sciopero nella storia del Paese contro la violenza e la condizione precaria delle donne.

Nel 2015 in Argentina sono state uccise 235 donne, una ogni 36 ore. Il 18 per cento delle vittime aveva meno di vent’anni.

Ma forse il dato peggiore è che ogni dieci donne uccise almeno due avevano denunciato l’aggressore, per questo le associazioni gridano da tempo che Stato e polizia sono inerti, complici, incapaci di dare alle donne la protezione necessaria.

Il femminicidio non è solo un omicidio, è una forma di violenza sistematicamente esercitata sulle donne sulla base di un’ideologia patriarcale che vuole mantenere la subordinazione del genere femminile e annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla morte. Per questo la manifestazione era volta anche a denunciare tutte le situazioni in cui la vita di una donna è più precaria rispetto a quella di un uomo. Uno dei cori che si sentiva per strada era: “Si nuestras vidas no valen, produzcan sin nosotras,” se le nostre vite non hanno valore, producete senza di noi.

L’Onu lo scorso aprile ha rilasciato dati allarmanti: 14 dei 25 Paesi con il più alto tasso di femminicidi si trovano in America Latina, e il 98 per cento dei casi rimane impunito. Sul podio ci sono El Salvador, Honduras e Guatemala, dove la violenza contro le donne è altissima, che sia letale o meno. Infatti, il numero di donne che da questi paesi tentano di migrare negli Stati Uniti con i propri figli è aumentato vertiginosamente da 12mila nel 2013 a più di 66mila nel 2014. E il numero di ragazze minori di 18 anni che hanno provato ad attraversare la frontiera tra Messico e Stati Uniti da sole è aumentato del 77 per cento.

Buenos Aires è solo l’inizio, numerose nazioni hanno già aderito alla manifestazione e la riproporranno nelle loro città prossimamente: Messico, Guatemala, Bolivia, Chile, Paraguay, Uruguay e, oltreoceano, Spagna e Francia. Almeno per oggi sembra possibile credere che l’urlo che ha sfilato per strada si avveri: “la revolución empieza hoy.”

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