Nel 1998 Roger Federer segnava nella sua storia sportiva la prima vittoria nel circuito ATP, durante il torneo di Tolosa contro il francese Guillaume Raoux (6-2 6-2 il punteggio).

Tre anni dopo vinceva il primo trofeo del circuito a Milano, segnando l’inizio di un lungo cammino, fatto di trionfi e record, al punto da meritarsi una pagina Wikipedia dedicata unicamente a tutte le sue conquiste.

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Si è già detto molto sul suo conto, soprattutto dal punto di vista tattico – David Foster Wallace gli ha perfino dedicato un libro: Roger Federer come esperienza religiosa. Più volte definito come the Greatest of all times (G.O.A.T.), si è in realtà sempre scansato da queste definizioni, così come dal numero dei record battuti. Le sue interviste, per lo più, hanno sempre lasciato intendere un grande amore per il tennis e una voglia di mettersi in campo pari a quella di quel ragazzino che iniziò a muovere i primi passi in questo sport, insieme a qualche tiro a pallone all’età di sei anni, a Basilea.

Nel circuito ATP, che riunisce tutti i tennisti professionisti maschili del mondo, lasciava il suo segno restando in prima posizione per 237 settimane consecutive (Novak Djokovic, attuale numero 1, è a 119 settimane consecutive. Gli mancano, quindi, almeno 2 anni di permanenza in vetta per eguagliare lo svizzero). I numeri accompagnano Roger Federer da sempre, ed è più difficile trovare qualche record da battere: spesso ci è voluta un po’ di fantasia — è il primo tennista al mondo ad aver vinto un torneo sulla terra blu, a Madrid nel 2012, imponendosi con il punteggio di 3-6, 7-5, 7-5 sul ceco Tomáš Berdych in finale).

La carriera straordinaria di questo atleta è costellata di grandi successi e qualche sconfitta pesante, perché a quei livelli, se non esci da vincente, significa che hai perso una grande occasione e, quasi sicuramente, uno dei quattro tornei del Grande Slam (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open). Ma come il Re cadeva, sollevando i cori nefandi di chi sommava l’età avanzata e gli acciacchi per segnare la sua fine, così si rialzava, in epocali vittorie e con un gioco pienamente ritrovato (vedere Wimbledon 2012, ultimo Slam vinto).

Elegante nei modi, elegante in campo. Federer è capace di compiere tutti i gesti atletici, anche i più difficili, con una semplicità disarmante per gli avversari.

Re Roger non è un despota che ha fatto della pallina una sua serva, ma è un illuminato che ha portato il tennis a un livello nuovo, bello. Difficile, se non impossibile, paragonarlo ad altri mostri sacri. Borg, Becker, McEnroe, Connors, Nastase, Lendl, Laver e tanti altri hanno vissuto altre epoche e sarebbe ingiusto dire che Roger Federer è il migliore in assoluto. Una cosa è certa: lo svizzero è riuscito a portare il suo stile – vincente – in campo, plasmando anche nuovi colpi (vedi la SABR – Sneaky Attack By Roger) e danzando sulle superfici di gioco.

Federer è fermo dal torneo di Wimbledon, disputato a luglio, dopo una precedente sosta a causa di un infortunio. Quest’ultimo è avvenuto, peraltro, in contesto casalingo, mentre accudiva le sue due figlie gemelle – insieme ai gemelli avuti nel 2013. A tutti i costi Re Roger voleva tornare sull’erba di casa (dove ha vinto 7 titoli) e la sua forma fisica, insieme al suo solito gioco spettacolare, lo portavano in semifinale, dove si infrangeva contro il canadese Raonic. Da lì a poco, annunciava il ritiro dai campi per il 2016, anche se ultime voci danno un rientro anticipato per un ultimo torneo. Gli Us Open di settembre si sono svolti mentre lo svizzero si dedicava a passeggiate per le montagne.

Il rientro, vociferato nei giorni scorsi, è un insieme di dubbi e domande: l’età, la difficoltà di rientrare fuori dalla top5 dell’ATP e affrontare quindi partite sempre più difficili, sia per gli avversari giovani sia per la durata stessa dei set (soprattutto negli Slam, al meglio dei 5).

Sebbene i medici e lui stesso rassicurino un ritorno alla perfezione – mai Federer ha avuto un infortunio serio in campo – tutto il mondo del tennis si interroga sul futuro di questo sportivo e, di conseguenza, del tennis. Non ne vogliano i sostenitori di altri grandissimi campioni che meritatamente occupano le prime posizioni: Roger Federer è un fenomeno che attraversa e supera qualsiasi preferenza. Impossibile non incantarsi di fronte ai suoi colpi di artista, impossibile non restare sorpresi o non alzarsi dal divano quando un diritto dei suoi è accompagnato dal caratteristico “C’mon” con pugno chiuso.

Come tutti gli astri, il tempo lo farà passare in alto e volare verso altre galassie, ma per Roger Federer resteremo ancora per molto tempo a bocca aperta, con il naso all’insù: i suoi gesti incarneranno per sempre il gioco del tennis.

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