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Susana Bekter è scomparsa nel 1991, a 16 anni. L’uomo che amava l’ha portata via dalla sua casa di Constitución, Buenos Aires, e meno di un anno dopo è stata trovata morta. “Credevo la usasse solo per vendere droga, per rubare, credevo che sarebbe tornata a casa non appena se ne fosse resa conto. Un giorno, alle tre del mattino, ci hanno avvisati che era morta,” dice Margarita Meira in un’intervista rilasciata a Radio Pública Moreno il 23 settembre scorso, la madre di Susana che dal giorno della sua scomparsa si batte per avere giustizia.

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Una battaglia che va avanti ancora oggi dopo 25 anni. “Non sapevamo cosa fosse la tratta, perché in quel momento quella parola ancora non esisteva, non era un reato contemplato dal Codice Penale. Sapevo chi era l’uomo che la teneva, aveva molti precedenti. Il giudice ha detto che avere precedenti non lo rendeva colpevole.” Nemmeno la morte di Susana lo ha reso colpevole. È stata trovata morta nella vasca da bagno di un piccolo monolocale, uccisa da una perdita di monossido di carbonio. La polizia ha subito sospettato che non si trattasse di un incidente: l’appartamento è stato trovato sigillato così che non potesse circolare aria, il tubo di scarico dello scaldabagno ostruito e Susana truccata, pettinata e piena di lividi. Ma i tre periti mandati dal giudice non sono arrivati a una conclusione unanime così non si è potuta fare alcuna condanna. Margarita è stata lasciata sola. Solo un anno dopo è riuscita a scoprire che Susy, come la chiama lei, era stata obbligata a prostituirsi in tre discoteche diverse, Shampoo, Escorpión, e Cocodrilo, locali molto famosi nella vita notturna della capitale argentina.

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È iniziata così una lotta contro un reato che per la legge nemmeno esisteva — solo nel 2008 la “tratta di persone” è diventata punibile dalla legge.

I numeri non sono chiari: si stima che tra il 2013 e il 2015 le vittime di sfruttamento sessuale siano state 386, ma se si contano i casi non risolti o le ragazze ancora scomparse, le cifre aumentano. Le vie che portano allo sfruttamento sessuale sono molteplici. A volte sono presunti fidanzati a introdurre le ragazze nella rete della prostituzione, come è accaduto a Susana, oppure le ragazze vi arrivano attraverso il canale delle droghe. Ma sono frequenti anche i rapimenti per strada: spesso accade che le ragazze siano letteralmente vendute da parenti o conoscenti che per debiti sono costretti a dare informazioni utili che rendano semplice il compito ai sequestratori.

Con il passare degli anni Margarita Meira ha conosciuto tante storie simili alla sua, persone che nell’estenuante ricerca delle loro ragazze hanno perso tutto. Spesso questi genitori disperati rimangono disoccupati o sono costretti a mettere una seconda ipoteca sulla casa per potersi pagare un avvocato, perché non ci sono avvocati gratuiti per chi denuncia, ma per il trafficante accusato sì. La famiglia Bekter si è ritrovata in un Paese ben diverso da quello che pensava, dove al giudice non importa di far giustizia e alla polizia di aiutare i cittadini. Margarita stessa ha perso il lavoro e il marito ha iniziato a studiare legge per potersi dare da soli l’aiuto che veniva loro negato.

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“All’epoca ero una militante peronista e uno dei colpi più duri per me è stato scoprire che i miei stessi compagni di partito prendevano denaro in cambio dei permessi per l’apertura di locali notturni,” proprio come quelli dove Susana era stata tenuta prigioniera. Ovunque c’è complicità, nessuno dice quante sono le ragazze sequestrate, non c’è un registro reale della situazione. Le ragazze spariscono e per l’amministrazione pubblica il problema sembra finire lì.

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Anzi, più si indaga e più si scopre la stretta compenetrazione che c’è tra “tratta di persone” e politica. Nel 2012, Lorena Martins ha deciso di denunciare il proprio padre, Raúl Martins ex direttore della SIDE, l’intelligence argentina, perché a capo di una rete di prostituzione e traffico di persone che contava sulla complicità dei funzionari macristi. Lorena sostiene infatti che con le mazzette che i postriboli pagavano per rimanere aperti, l’attuale presidente argentino Mauricio Macri, all’epoca sindaco della capitale, si sia pagato la campagna elettorale (leggi qui la denuncia completa).

Nonostante l’indagine sull’ex direttore della SIDE si sia da poco riaperta, dopo una rapida archiviazione del caso a pochi mesi dallo scandalo, la relazione fra Raúl Martins e Macri non è mai stata accertata. Entrambi hanno negato di conoscersi personalmente ma di avere solo alcune conoscenze in comune. Tra queste spicca il nome, molto interessante, di Gabriel Conde, figlio di Luis Conde, vicepresidente del Boca e fondatore del Shampoo, la discoteca della capitale argentina dove Susana Bekter era stata obbligata a prostituirsi. Oggi Gabriel Conde è latitante dopo essere stato processato per traffico di donne dal Brasile e dalla Repubblica Dominicana nel suo locale. Il suo nome incontra quello di Macri in una fotografia scattata nel 2009 a Cancún in cui posano allegramente sul divanetto di un locale, o meglio postribolo, di Raúl Martins. Macri non ha mai dato alcuna spiegazione riguardo la fotografia e nessuna accusa gli ha proibito di arrivare dove è arrivato oggi, posizione da cui dichiara fermamente guerra alla violenza contro le donne e al traffico di persone.

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Tutta questa ipocrisia ha portato Margarita Meira a decidere di continuare a lottare perché un giorno possa non ripetersi più quello che è accaduto a Susana. A lei si sono unite altre madri, che il terzo venerdì di ogni mese marciano davanti alla Casa Rosada perché le loro ragazze non vengano dimenticate. “Siamo le nuove Madres de Plaza de Mayo. Continueremo a combattere finché non rimarrà più aperto nemmeno un postribolo.” Il 30 settembre 2015 le “Madres victimas de trata” hanno inaugurato la loro sede, nella casa di Margarita Meira, e hanno mandato al Governo un documento con le quattro richieste fondamentali perché nessuno debba più vivere quello che hanno vissuto loro nella ricerca delle proprie figlie. Chiedono aiuti economici e avvocati competenti, non studenti di legge che facciano pratica con i loro casi, come successo in passato. Vogliono che il sequestro delle ragazze legato allo sfruttamento della prostituzione diventi un reato di lesa umanità, affinché non possa mai venire archiviato. E chiedono che sia istituita una Banca di impronte digitali e Dna perché nei cimiteri non vengano più sepolti cadaveri non identificati, come è accaduto a Maido Castro, rapita e uccisa nel 2010 a 17 anni e sepolta per cinque anni nel cimitero di Villegas senza che nessuno lo sapesse.

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C’è qualche segnale positivo, come il disegno di legge che proibisce nei locali la figura delle alternadoras, cioè le ballerine, conosciute anche come coperas perché stimolano i clienti a consumare e offrire copas, drink, anche se spesso la loro relazione va oltre qualche cocktail bevuto insieme. Se il progetto va avanti, molti locali e discoteche potrebbero essere portati a chiudere. Ma la strada è ancora lunga, se si pensa che all’angolo della sede delle Madres, nello stesso barrio Consitución dove Susana è stata sequestrata, c’è il bar El Carrube, da cui opera Claudia Montes, donna a capo di un’organizzazione denunciata per il reclutamento e lo sfruttamento sessuale di minorenni. L’attività è stata segnalata dagli stessi vicini, che chiedono discrezione perché temono rappresaglie, e parlano di tre donne con i relativi mariti che sfruttano e picchiano ragazze quindicenni.

Stesso quartiere, 25 anni dopo.