È stato ufficializzato oggi dalla Commissione Europea l’appello di People4soil, un open network costituito da più di trecento associazioni che richiedono l’istituzione di una legge per la tutela del suolo valida a livello europeo.

L’organizzazione ha presentato l’iniziativa attraverso vari social network e ne ha illustrato le ragioni sulla propria pagina web, dove, a guisa di manifesto, si legge: “Vogliamo che l’Europa riconosca il suolo come un bene comune essenziale per la nostra vita e assuma la sua gestione sostenibile come un impegno prioritario.”

 

Le minacce che mettono a rischio la conservazione di questo bene comune sono infatti molteplici e quasi tutte sono destinate ad avere un impatto sempre forte a causa del cambiamento climatico.

Stiamo parlando dell’erosione, della perdita di materia organica, della compattazione, della salinizzazione e del dissesto idrogeologico, fenomeni naturali cui si aggiungono quelli di origine antropica, cioè il land-use change, l’inquinamento e la cattiva gestione.

Al giorno d’oggi esistono già degli studi molto approfonditi che illustrano come amministrare l’irrigazione, l’agricoltura, l’urbanizzazione e le altre attività umane al fine di ridurre al minimo le conseguenze negative per il suolo.

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Ciò che invece manca è una normativa giudiziaria che stabilisca le buone pratiche cui attenersi e i limiti da non oltrepassare quando si effettuano opere che coinvolgono il terreno.

Sempre sul sito di People4soil si legge infatti: “Al momento, il suolo non è soggetto ad un insieme coerente di norme nell’Unione Europea: la proposta di Direttiva Quadro sul suolo è stata ritirata nel maggio del 2014, dopo otto anni di blocco da parte di una minoranza di Stati Membri. Le politiche comunitarie esistenti in altri settori non sono sufficienti a garantire un adeguato livello di protezione per tutti i suoli in Europa”.

Dietro a tale affermazione è evidente la mano di Legambiente, che il 19 maggio del 2015 è finalmente riuscita a introdurre in Italia il Ddl 1345 B, la cosiddetta “legge sugli ecoreati”, che però difetta di un paragrafo sul consumo di suolo e più in generale sulla tutela del suolo.

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D’altro canto, bisogna pensare che per ottenere l’approvazione di tale decreto ci sono voluti oltre 21 anni di accanite battaglie dimostrative e giudiziarie.

Infatti una prima bozza era stata stilata nell’ormai lontano 1994 come risposta alla nascita dell’ecomafia, il mostro a tre teste1  che trae profitto dallo smaltimento illecito dei rifiuti, dalla cementificazione e dal contrabbando agroalimentare.

Questi tre business criminali rappresentano una minaccia per il suolo quale bene comune, dunque è probabile che People4soil voglia inserire nella futura legge una parte mirata a punire i reati di stampo mafioso.

Per la stessa ragione potrebbe comparire anche una clausola contro i furti di topsoil.

Il topsoil è lo strato più superficiale del terreno, la zona in cui si concentra la maggior parte dei microorganismi, i quali, esercitando le proprie funzioni metaboliche e fisiologiche, lo rendono particolarmente fertile.

Poiché questo materiale impiega moltissimo tempo a rigenerarsi, esso è da considerarsi come una preziosa risorsa agricola attorno alla quale è nato un vero e proprio mercato: esistono aziende che impiegano i propri possedimenti terrieri esclusivamente per produrre e rivendere il topsoil agli agricoltori.

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Da qualche tempo però, anche la criminalità organizzata ha fiutato l’affare e da allora ha cominciato a rubare il topsoil dai campi arati.

Il danno provocato da quest’azione è duplice: le cosche rivendono la refurtiva al mercato nero, mentre i terreni privati del componente vitale si impoveriscono, producono dei raccolti esigui e i contadini sono costretti a vendere le proprietà ormai svalutate — le stesse vengono poi acquistate a basso prezzo dalle ecomafie, che le reimpiegano per i loro traffici.

Sebbene i primi furti di topsoil risalgano agli anni Cinquanta, non sembra esistere alcuna documentazione recente su questo crimine ambientale, o per lo meno, non nei Paesi industrializzati.

È invece noto che in alcuni Paesi in via di sviluppo esista una sand mafia, una mafia che si arricchisce attraverso l’estrazione e il contrabbando di grandi quantità di suolo, soprattutto in India, dove l’egemonia di questa organizzazione criminale è talmente forte da controllare tutte le attività di movimento terra, dalle miniere, agli scavi per l’edilizia, ai lavori agricoli.

Dunque non ci sarebbe da stupirsi se qualcuno di questi fatti venisse citato nella suddetta petizione, che sarà depositata al Parlamento Europeo il 22 settembre 2016.

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Lo stesso giorno la campagna di People4soil verrà presentata in forma ufficiale al Terra Madre Salone del Gusto di Torino, mentre sabato 17 settembre il circolo Legambiente di Milano — l’associazione che fa da riferimento per l’intero progetto — illustrerà brevemente l’iniziativa presso la Cascina Nascosta di parco Sempione.

 

Note:

  1. La metafora è stata coniata dallo scrittore Carlo Lucarelli, che l’ha inserita nel suo documentario “Ladri di futuro, Lucarelli Racconta.”
    L’immagine delle tre teste fa riferimento alle tre principali fonti di guadagno dell’ecomafia: lo smaltimento illecito dei rifiuti, la cementificazione e il contrabbando agroalimentare.

 

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