“Quando sono arrivato dall’Italia pensavo che avrei trovato un campo, un buon posto per dormire e trovare dell’acqua pulita. Ma qui non c’è niente,” è quanto ha riportato ad AJ+ Mutwakil Ali, rifugiato sudanese.

“Qui” è una delle più importanti capitali europee, Parigi, dove la sindaca Anne Hidalgo ha deciso di prendere in mano la situazione di fronte all’inettitudine del governo. “Tra 10, 15 anni, voglio potermi guardare allo specchio senza sentirmi colpevole di non avere aiutato delle persone in pericolo,” ha dichiarato la Hidalgo annunciando la creazione di un nuovo centro per rifugiati.

Sarà costruito entro il 2017 nel 18esimo arrondissement, in un’area oggi inutilizzata di proprietà della società ferroviaria SNFC vicno alla Gare du Nord. Il campo potrà ospitare 400 uomini — mentre in futuro è prevista l’apertura di un centro per donne e bambini a Ivry-sur-Seine, fuori Parigi — e sarà gestito dall’associazione Emmaus Solidarietè.

I costi per il funzionamento di questo campo sono stimati a 8,6 milioni di euro all’anno (40 euro a persona al giorno) e verranno divisi tra la città di Parigi e lo Stato francese.

Il chiaro obiettivo di questo centro è quello di rimpiazzare i numerosi campi non-ufficiali che si sono formati per le strade di Parigi. Ma c’è un grosso problema: nelle intenzioni orginarie, i rifugiati che si rivolgeranno a questo campo vi potranno rimanere solo per 10 giorni, e ad oggi non è chiaro dove andranno dopo.

In generale, è la politica di accoglienza francese ad essere confusa.

Il governo francese, nella persona di Hollande, aveva promesso di accogliere 30mila rifugiati e ad oggi si calcola che arrivino a Parigi circa 50 persone al giorno, che per la carenza di centri ufficiali sono costrette ad accamparsi per strada, alimentando un continuo ciclo di trasferimenti e sgomberi.

La questione sgomberi si fa particolarmente spinosa soprattutto per quanto riguarda la “giungla” di Calais, dove vivono circa 10.000 persone in attesa di varcare la Manica e dove per tutta risposta il Regno Unito ha deciso di costruire un muro — con il benestare del governo francese e dell’Unione Europea. Ora il Ministro degli Interni Cazeneuve dice che vuole chiudere il villaggio. E vorrebbe farlo proprio in concomitanza con l’apertura del campo parigino. Per questo però mancano due condizioni fondamentali: l’approvazione del Consiglio di Stato e, soprattutto, 10mila posti in altre strutture.
Per cui, senza interventi seri e strutturati con l’aiuto del governo, iniziative come quella della Hidalgo, per quanto volenterose, non possono andare oltre la funzione di un mero palliativo.

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