“20+1” dichiara il logo ufficiale sui manifesti del festival, bizzarria non casuale. La ventesima più uno edizione del Milano Film Festival è il festeggiamento di una rinascita, l’uscita cioè da un periodo di caos organizzativo culminato l’anno scorso con la collisione di Expo. La sovrapposizione con l’esposizione mondiale ha infatti portato più grattacapi che benefici all’ormai ultraventenne festival del cinema, che si è trovato nel 2015 strozzato dai tanti eventi dell’esposizione gastronomica. Quell’1 dunque rappresenta il primo anno (dopo i venti) in cui pensare, fare, ma soprattutto vivere il festival in modo diverso.

Il primo cambiamento è di tipo geografico, tutti gli eventi infatti si spostano a Sud di Milano, nel cosiddetto distretto della moda e del design. Lasciati alle spalle il Teatro Strehler e il parco Sempione, il festival inaugura la sua nuova casa: BASE Milano. Gli spazi dell’ex sede Ansaldo, collocati appunto nella zona di via Tortona (ormai famosa per il Fuori Salone), sono rinati grazie alla collaborazione e agli sforzi di Arci Milano, Avanzi, esterni, h+, Make a Cube, Comune di Milano e Fondazione Cariplo. Le sette entità partecipi del progetto hanno creduto nella possibilità di infondere nuova vita a questi luogo grazie alla produzione culturale e alla sperimentazione artistica.

La scelta, oltre che culturale, è politica. Ambientare il festival a BASE Milano, e nei luoghi circostanti, sottintende una decisione consapevole dell’impatto dell’evento sullo sviluppo del quartiere e quindi sulla sua riqualificazione. “In questo modo si conferisce ulteriore linfa al processo di grande trasformazione urbana che sta avvenendo qui all’Ansaldo, e il dialogo che è stato trovato con il Milano Film Festival testimonia proprio la volontà di rigenerare il tessuto urbano di questi luoghi attraverso un’amplissima partecipazione” afferma durante la conferenza stampa l’Assessore alla Cultura del Comune di  Milano Filippo Del Corno. La scelta non si limita solo all’ex-Ansaldo, ma si espande anche agli spazi del Mudec, a riprova della stretta relazione intrattenuta tra il MFF e i luoghi di cultura comunali.

Tenemos la carne - Rassegna "Pleasure & Pain"

Tenemos la carne – Rassegna “Pleasure & Pain”

Certamente i nuovi spazi favoriscono lo sviluppo urbano, ma è inevitabile fare una lettura parallela che vede il Milano Film Festival al centro di un quartiere già avviato da anni verso attività socioculturali come il Fuori Salone. Il festival, con questo spostamento, può ora sperare di ampliare il suo bacino di utenti-spettatori grazie ai già assidui frequentatori del distretto. Senza però accantonare i luoghi del passato, “speriamo un altr’anno di poter riprendere la collaborazione con il Teatro Strehler e il parco Sempione,” sottolineano gli organizzatori.

E per andare in contro alle esigenze di un nuovo potenziale pubblico (in sintesi, più giovane) il MFF abbraccia nuove destinazioni. La direzione artistica di Alessandro Beretta e Carla Vulpiani tenta di offrire al pubblico il cinema emergente internazionale, quindi storie, visioni, e modi di raccontare che aprono prospettive su un’idea di cinema dinamica – con l’obbiettivo di far incontrare registi e pubblico per poter discutere e formare.

Proprio questo nuovo approccio, spronato dalla culla sociale in cui si sviluppa, favorisce l’evoluzione di un festival multidisciplinare, che studia – oltre ai materiali classici – anche discipline urbane più recenti; quindi Audiovisiva, l’esplosione musicale modellata sull’interazione tra suono e video, e ancora Pleasure & Pain, lo sguardo macabro e sensuale del post trash generation.

Gli organizzatori non si dimenticano degli angeli e demoni che hanno accompagnato il festival fino a questa ventunesima edizione: il ringraziamento va ai volontari (ben 164 quest’anno) che rappresentano un valore umano oltre che economico,  soprattutto in assenza di un aiuto da parte del Ministero dei Beni Culturali — forse troppo preso dagli eventi del lido veneziano — che quest’anno ha fatto mancare il suo apporto finanziario.

 

Questa è la guida agli appuntamenti imperdibili secondo la redazione di The Subamrine.
Qui invece trovate il programma completo del MFF.

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