“A Consonno il cielo è più azzurro” recitava uno degli striscioni di benvenuto a quella che negli anni Sessanta era definita la Las Vegas della Brianza, o più rusticamente chiamata la città dei balocchi. Frazione del comune di Oglinate, Consonno è situata all’esterno meridionale delle Prealpi lombarde, dalle cui alture è possibile vedere il fiume Adda. L’origine del borgo risale al 1400, quando i Visconti lo fecero rientrare sotto il ducato di Milano come comune annesso. La città rimase più o meno abitata fino al dopoguerra grazie ad un artigianato locale e all’abbondante coltivazione dei terreni circostanti.

Con l’esplosione del boom economico arrivò anche la speculazione edilizia, e prese il nome del conte Mario Bagno, sfrontato imprenditore milanese che nel 1962 comprò — grazie ad un atto notarile con le famiglie proprietarie dell’intero territorio — Consonno, con lo scopo di farne il suo parco divertimenti aperto al pubblico.

Lo stato di abbandono della creazione del conte Mario Bagno.

Le bellezze del borgo antico furono rase al suolo e al loro posto furono eretti campi da calcio, pallavolo, tennis, golf e ancora una pista da pattinaggio, un luna park e addirittura uno zoo. E per alimentare l’indotto turistico ristoranti, alberghi e centri commerciali. Ma si sa la natura spesso non perdona le stravaganze dell’uomo, così nel 1976 una frana rese inagibile la strada principale che da Oglinate portava a Consonno, decretando la fine commerciale della città. I turisti non tornarono più e con essi gli abitanti, trasformando la città-spettacolo in un paese fantasma, abitato solo dagli spettri della speculazione.

Dal 2010 però un evento organizzato ha cercato di ridare vita alle strade di Consonno: il Nascondino World Championship. Nata dall’idea della rivista CTRL come unicum, la competizione venne presto adottata come ricorrenza annuale.

“Guardate quei campi, abbiamo subito immaginato sarebbero stati perfetti per una partita a nascondino. E questo fu l’inizio.” dice Giorgio Moratti, uno dei membri dell’organizzazione.

Le regole le conoscete un po’ tutti se siete stati bambini (e stento a crede che qualcuno non lo sia stato), ma con qualche piccola modifica. Così cita il regolamento: “60 secondi per trovare il nascondiglio per poi uscire allo scoperto entro il limite di tempo e toccare la tana (un morbido materasso sul quale tuffarsi) prima del cercatore. Il primo che si libera realizza 16 punti, il secondo 15 e così via. Chi viene eliminato dal cercatore totalizza 0 punti. Nullo è anche il punteggio per chi bara e chi non esce entro la sirena finale. I punteggi totalizzati dai singoli componenti della squadra si sommano per decretare prima le squadre finaliste e poi la squadra vincitrice della Foglia di Fico d’Oro 2016.”

Alla prima edizione parteciparono 15 squadre, alla seconda 25, per quella di quest’anno sono addirittura 64. Con il passare degli anni, anche per sottolineare il primato dell’idea, fu aggiunto quel ‘World Championship’ con la speranza di attrarre nel piccolo ex-borgo lombardo qualche curioso fuori sede.

E così effettivamente è accaduto. Yasuo Hazaki, un laureato della Nippon Sport Science University e professore di media studies alla Josai University di Sakado, ha lanciato nel 2013 una campagna per ammettere Hide and Seek (nascondino in inglese) all’interno degli sport delle Olimpiadi del 2020 di Tokyo. Il tentativo non ha ottenuto i risultati sperati, ma quattro anni passano in fretta dopotutto. E nel frattempo potete sempre allenarvi a Consonno, che quest’anno terrà l’evento il 3 e 4 Settembre.

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