Ieri è stato il sessantesimo anniversario della tragedia di Marcinelle, in cui 136 italiani emigrati in Belgio morirono nel rogo scoppiato nella miniera in cui lavoravano. Moltissime testate hanno pubblicato articoli commemorativi, ricordando non solo il dramma, ma la lunga storia dell’emigrazione italiana.

Anche varie figure politiche hanno voluto ricordare l’accaduto. In particolare, il Presidente del Senato Piero Grasso ha dichiarato che “Ripensare come eravamo e vivevamo, rafforza la nostra determinazione ad accogliere con spirito di solidarietà chi oggi è costretto a migrare e ha diritto alla protezione internazionale.”

Le parole di Grasso hanno dato il via a una polemica sul web. Una fetta piuttosto grossa dei lettori online, a quanto pare, ha percepito il paragone tra i migranti italiani di allora e quelli che arrivano in Italia oggi come offensiva, quasi un atto di lesa maestà.

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È un fenomeno tutt’altro che ristretto. Commenti simili si possono trovare sotto tutti gli articoli dei principali giornali. In particolare, molte persone sembrano convinte che gli italiani fossero esclusivamente stoici lavoratori, mentre “quelli che arrivano adesso” siano nullafacenti, pigri e “negli alberghi a 4 stelle” — oltre che stupratori, ladri eccetera.

Una delle cose che più di ogni altra sembra essere un marchio di infamia per i migranti rispetto agli adamantini emigrati del secolo scorso è la richiesta di avere il Wifi — non importa che avere accesso a una connessione Wifi in realtà sia l’unico modo per molti di loro per avvertire i propri cari rimasti in patria di essere ancora vivi.

Forse, il fatto stesso di paragonare “noi” e “loro” rende più facile usare intolleranza: messo di fronte alla figurina del migrante A e del migrante B, l’utente medio preferisce celebrare il migrante A, più simile a sé. Ma così facendo è implicitamente razzista verso il migrante B. Tutto è sintetizzato in uno degli ultimi commenti: “Eravamo così diversi e buoni.”

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