Nel 1970 oltre il 50% dell’area del Grande Mekong ‒ il fiume che si estende tra Cina, Birmania, Laos, Cambogia, Vietnam e Thailandia ‒ era coperta da foreste. Oggi questa percentuale si è ridotta drasticamente al 34%.  

L’aggressiva deforestazione è figlia dell’antropocene, ossia l’era del devastante impatto umano sull’ambiente. L’aumento costante della popolazione unito alle pessime politiche economiche che hanno privilegiato lo sfruttamento delle attività agricole ‒ piantagioni di riso, canna da zucchero e disboscamento a fini commerciali ‒ a danno della biodiversità, hanno reso la regione sempre più debole davanti alle minacce del cambiamento climatico e messo a rischio le comunità della zona.

Di fronte all’insostenibilità della situazione, alcuni Paesi dell’area hanno deciso di correre ai ripari. È il caso della Thailandia.

Negli ultimi decenni il vecchio Siam ha perso quasi metà delle sue foreste, per questo motivo nel 2013 il governo ha lanciato un piano quinquennale con lo scopo di risanare entro il 2017 la foresta naturale della provincia di Phitsanulok, grazie alla riforestazione aerea ‒ o “seed bombing”.

Con questo metodo, un aeroplano vola sull’area disboscata che si intende rinverdire e sgancia piccole bombe (il diametro varia tra i 10 e gli 80mm) composte da argilla, concime e semi della flora locale ‒ come phayungs, maka mongs e kaboks ‒ sistemate all’interno di una capsula biodegradabile, ideata per interrarsi più o meno alla stessa profondità a cui verrebbe posta con un’aratura regolare. Ma con un solo volo un aereo può far cadere 100.000 semi, una quantità impensabile da cospargere manualmente.

Le seed bombs in questione nascono dall’idea di un botanico giapponese, Masanobu Fukuoka,  che voleva trovare un’alternativa meno invasiva e più efficace rispetto all’aratura.

Fukuoka è stato pioniere dell’agricoltura naturale o “agricoltura del non fare”, che si ispira al concetto di “Mu” (“senza”) del buddhismo zen, per il quale ogni cosa avviene spontaneamente e il miglior modo di agire è lasciare campo libero al “meccanismo di autoregolazione, che può manifestarsi soltanto se non gli si fa violenza. Come si può ben notare nell’agricoltura, che obbedisce a orologi interni ed esterni, atmosferici, e il cui vero motore è la Natura.”

L’aerial reforestation viene usata per la prima volta alle Hawaii negli anni Trenta, per  rimboschire alcune montagne ‒ al tempo inaccessibili ‒ nella regione di Honolulu dopo che un incendio ne aveva devastato la vegetazione.

Tuttavia, è l’americana Lockheed Martin, attiva nei settori dell’ingegneria aerospaziale e della difesa, che per prima adotta questa tecnica su larga scala. Nel 1999 l’azienda decide di usare un enorme C-130 ‒ un tipo di aereo militare solitamente utilizzato dall’esercito per ricoprire con mine antiuomo vaste zone di combattimento ‒ per piantare 900mila alberi, in un solo giorno e a metà del costo che sarebbe stato necessario impiegando altri metodi.

Fra un anno potremo osservare se in Thailandia le seed bombs avranno dato i loro frutti. Ma con il 70% di probabilità di successo, ci sono pochi dubbi sul fatto che sono la nostra migliore chance contro la deforestazione.

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