Girando per le vie del centro di Milano, si possono scorgere sopra gli ingressi di alcuni palazzi antichi delle cifre che affiancano i consueti numeri civici. Queste, spesso sopra l’ordine delle migliaia, sono quanto rimane dell’antica numerazione civica austriaca.

Il 9 novembre 1786, Giuseppe II (1741-1790), imperatore del Sacro Romano Impero e duca di Milano, emanò un decreto che stabiliva la prima numerazione stradale della capitale del Ducato. Già nella prima metà del Settecento, le principali città d’Europa avevano iniziato a introdurre la numerazione civica, per fini principalmente fiscali. Il fenomeno non era sfuggito a quel grande riformatore illuminato di Giuseppe II, che decise di introdurla nei suoi regni.

Nel 1786, veniva quindi assegnato ad ogni edificio di Milano un numero diverso, in progressione per tutta la città. Si partiva così dal centro, il Palazzo Ducale (oggi Palazzo Reale) – a cui corrispondevano i numeri 1 e 2 – e il contiguo Arcivescovado – 3 e 4 – fino ad arrivare, seguendo un ordine a spirale, alle periferie, per l’esattezza al numero 5314. Nello stesso decreto veniva anche introdotta la prima toponomastica cittadina: si ordinava, infatti, che agli angoli delle vie venisse scritto a lettere cubitali il nome della strada, su delle apposite targhe di legno imbiancato.

L’introduzione della toponomastica e della numerazione progressiva degli edifici permise al governo austriaco un incremento sensibile delle entrate fiscali, dal momento che si potevano individuare con esattezza i contribuenti. In realtà, non si razionalizzava solamente l’esazione delle imposte, ma veniva anche semplificata la vita ai cittadini: i milanesi, che all’epoca erano circa 130.000, prima della riforma potevano orientarsi per la città facendo riferimento unicamente alle porte cittadine (Porta Nuova, Porta Romana, Porta Vigentina…), ai palazzi pubblici e nobiliari e alle numerose chiese.

Se la toponomastica milanese continuò a mutare seguendo i concitati avvenimenti del tardo Settecento e dell’Ottocento, dedicando vie e piazze alle glorie del momento, la numerazione civica si mantenne pressoché immutata fino alla vigilia dell’Unità d’Italia.

Il 26 settembre 1860, infatti, la numerazione progressiva austriaca, che generava ormai una crescente confusione a causa dell’espansione della città, venne finalmente sostituita con l’odierna numerazione per strade. Si decise che ogni via avrebbe avuto una numerazione civica a sé, che cominciava dal punto più vicino al centro, il Duomo. Inoltre si stabilì che, sempre partendo dal centro, i numeri pari fossero posti sulla destra della strada, mentre quelli dispari sulla sinistra. Infine, i numeri dovevano essere dipinti di rosso, scelta cromatica che si mantenne fino al 1866, quando vennero adottati gli attuali numeri bianchi su fondo nero.

Oggi, della numerazione austriaca rimangono molte tracce disseminate per tutto il centro storico di Milano. Nel solo “Quadrilatero della moda” è possibile imbattersi in una decina di palazzi che ancora mostrano con orgoglio le antiche cifre: solo in via Sant’Andrea se ne possono contare almeno 4.

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