“Diceva mi avrebbe dato tutto quello che volevo. Diceva mi avrebbe sostenuta. Una settimana dopo mi ha picchiata per la prima volta,” racconta Amira in un’intervista a The Week. Amira è una sposa bambina siriana andata in moglie a un ragazzo di 20 anni in Libano.

Il dramma delle spose bambine fra i profughi siriani si aggiunge alla situazione drammatica del conflitto interno al paese.

Gli ultimi dati mostrano che il 13% delle ragazze siriane si sposa prima di compiere la maggiore età1Dall’inizio della crisi siriana, si stima che un terzo dei matrimoni registrati fra i rifugiati siriani in Giordania nei primi mesi del 2014 vedano come spose ragazzine minorenni, alcune addirittura di soli 11 anni.

Il dramma del conflitto siriano ha esacerbato la pratica delle spose bambine nelle comunità di rifugiati in Libano, Giordania, Iraq ed Egitto. Questa pratica era già presente in Siria – l’età minima per sposarsi in Siria è, infatti, di 17 anni per le donne e di 18 per gli uomini – ma negli ultimi anni il numero di spose bambine è sensibilmente aumentato.

I dati UNICEF mostrano che le adolescenti siriane fra i 15 e i 17 anni si sposano con uomini molto più grandi: il 16% viene dato in moglie a uomini di 15 anni più grandi; per il 32% la differenza di età si aggira fra i 14 e i 10 e il 37% delle ragazze sposa uomini di 9-5 anni più grandi.

“Per i rifugiati siriani che hanno molti debiti e lottano per sopravvivere, il matrimonio delle figlie può essere visto come il miglior modo per proteggerle. La scarsità di impieghi e delle opportunità formative per i siriani fanno sì che le ragazze non pensino di poter avere un futuro,” afferma Caroline Anning, Humanitarian Media Manager di Save the Children.

Le famiglie acconsentono a dare in spose le proprie figlie perché vedono il matrimonio come una risorsa per fronteggiare la difficile situazione in cui si trovano.

Infatti, le condizioni di povertà, la vita nei campi profughi e le violenze sessuali rendono le famiglie di rifugiati ancora più fragili. E i matrimoni diventano una risposta disperata alle terribili circostanze: dare in spose le proprie figlie viene visto come l’unico modo di proteggerle da abusi sessuali e dalla fame.

Inoltre, i matrimoni facilitano l’ingresso degli uomini siriani nei Paesi confinanti: per le famiglie è più facile ottenere i documenti ed essere assegnati a un appartamento, invece che a un campo profughi. I matrimoni, però, nella maggior parte dei casi non vengono registrati. Questo comporta una minima protezione nei confronti delle spose bambine e dei figli avuti nei cosiddetti children-marriages.

Infine, il conflitto ha causato la chiusura di numerose scuole: si contano tre milioni di bambini siriani che non vanno più a lezione. Questo causa l’aumento della vulnerabilità delle adolescenti siriane. L’educazione, infatti, rappresenta un’arma contro il child-marriage. Le bambine, andando a scuola, mostrano che quello è il loro luogo, e di non essere ancora pronte a sposarsi. L’assenza di scuole e di lezioni, al contrario, diffonde la convinzione che le bambine e le adolescenti possano sposarsi.

La pratica delle spose bambine è considerata un’arma di guerra insieme alla violenza sessuale. Sono pratiche che seminano il panico, intimidiscono e fanno sì che la popolazione fuga.

 


Note
1) UN Women, Gender-based violence and child protection among Syrian refugees in Jordan, with a focus on early marriage, 2013

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