Esce oggi al cinema Tom à la ferme, quarto lungometraggio dell’ormai ex enfant prodige Xavier Dolan. Reduce dalla premiazione del Grand Prix a Cannes, con Juste la fin du monde, il regista canadese torna (finalmente) nelle sale italiane con una pellicola tratta dall’omonima opera teatrale di Michel Marc Bouchard.

L’uscita cinematografica è però un salto indietro nel tempo, sì, perché l’opera era stata rilasciata a livello internazionale nel lontano 2013, ma la distribuzione italiana aveva prestato poca attenzione al talento del giovane Dolan. Con l’uscita di Mommy nel 2014 – distribuito dalla Good Films – le cose sono cambiate e gli estimatori del regista hanno goduto di una rassegna milanese a lui dedicata, mentre il 16 giugno è tornato sul grande schermo il caleidoscopico Laurence Anyways. Insomma una vera e propria (ri)scoperta del talentuoso Xavier Dolan da parte del pubblico italiano, che non sempre però si ferma alla passività della sala buia.

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“Ciao, sono Paolo, ho 30 anni e ho deciso che sposerò Xavier Dolan” titola la descrizione della pagina Facebook Sposerò Xavier Dolan. A prima vista una fanpage come tante, sennonchè Paolo Gioia il regista canadese lo vuole sposare veramente e per farlo è disposto a raccontare al mondo del web la sua travagliata avventura.

Nel 1985 usciva Sposerò Simon Le Bon, romanzo generazionale scritto da Clizia Gurrado, la cui protagonista tentava in tutti i modi di incontrare il leader dei Duran Duran per dichiarargli il suo amore. Nel 2016 Paolo – abbandonato il racconto cartaceo – decide di seguire l’esempio di Clizia e descrivere passo passo i progressi prima dell’altare attraverso quella che oggi è la nostra quotidianità: i social.

Ma abbiamo detto che questa non è una fanpage e per ciò abbiamo deciso di fare due chiacchiere con il suo ideatore per capire cosa c’è sotto quella promessa così incisiva.

Jacopo Musicco: Ne approfitto subito per chiederti come procede il corteggiamento e soprattutto se ci sono delle novità.

Paolo Gioia: Il corteggiamento a dire il vero non è ancora cominciato, l’obbiettivo che mi sono posto per adesso è capire meglio chi è Xavier Dolan, perché comunque io l’ho conosciuto cinque anni fa, subito dopo il suo secondo film (Les Amours imaginaires n.d.r), e in quel periodo l’università mi aveva un po’ rovinato il gusto di vedere film. Seguivo un corso di sceneggiatura cinematografica e televisiva, molto bello, ma studiando le strutture di narrazione e personaggio mi ero disinnamorato del formato film. Mi ha salvato proprio Xavier con il suo primo film, J’ai tué ma mère; in particolare la scena in cui la madre sta lasciando il figlio al collegio e lui dice “cosa faresti se morissi oggi?”, lei inizialmente non risponde niente, quando poi il figlio si gira lei dice sottovoce “morirei domani”. Subito lacrimoni, poi mi son detto “attenzione, cosa mi è successo, come fa questo ragazzino di vent’anni a farmi piangere?” e da lì sono andato a cercare tutti i suoi film.

Questo è stato il punto di partenza, da quel momento ho seguito i suoi lavori, quello che faceva e quello che diceva e ho scoperto il suo percorso di crescita da J’ai tué ma mère fino a Mommy, il suo film più completo.

Però io sono un curioso. Abbiamo detto di come ti sei innamorato di Xavier Dolan, ma nei video che carichi su Facebook io ho visto dell’altro, qualcosa che va oltre la semplice speranza di matrimonio. Scostando un po’ questo velo, c’è una riflessione in più?

Sì assolutamente, io immagino un percorso: la prima tappa è conoscere Xavier e la seconda è il corteggiamento vero e proprio – che poi, si spera, porterà al matrimonio. Il matrimonio è ovviamente una boutade, ma fino a un certo punto.

Il 27 maggio – pochi giorni dopo l’approvazione delle unioni civili in Italia – ho aperto la pagina di Facebook, ma un anno fa che un ragazzo dichiarasse sul mondo del web “Sposerò Xavier Dolan” (sempre in Italia) era una cosa più folle del progetto stesso.

Banalmente sono capitato un po’ per caso in un articolo che ricordava i 30 anni dall’uscita del film Sposerò Simon Le Bon, esattamente l’anno della mia nascita. Questa cosa mi ha acceso la scintilla: se 30 anni fa una ragazzina poteva pensare di sposare il cantante dei Duran Duran perché io non posso provarci con Xavier Dolan?

Io sono curioso di natura, mi piacciono le storie, non per niente lo faccio di lavoro…

E qua ti devo interrompere per chiedere che lavoro fai.

Io sono un giornalista prestato al mondo della TV, faccio l’autore televisivo in sostanza. Lavoro nel mondo della comunicazione e quindi quello che faccio è mettere la mia curiosità nelle mie ricerche, tu dicevi che sei curioso, ecco io sono altrettanto curioso. Mi piace incontrare le persone che mi stimolano e interessano, per esempio l’incontro con Carlo Cotti – regista di Sposerò Simon Le Bon – è avvenuto un po’ per caso ma è stato molto stimolante.

Tutto quello che faccio è qualcosa che mi incuriosisce e spero che possa incuriosire anche gli altri. Insomma c’erano tanti elementi che andavano a incastrarsi: figurati, il Canada è il quarto Paese per quanto riguarda la tutela dei diritti degli omosessuali, mentre qua in Italia i nervi scoperti sono ancora molti. Quest’avventura per me è un mezzo per raccontare un tema che è un po’ una pazzia, ma non così tanto come poteva esserlo qualche anno fa.

Proprio perché si è parla di comunicazione, come mai la scelta del web per raccontare la tua storia?

Allora, sono andato un po’ ad esclusione: ho iniziato tanti libri nella mia vita, che sono terminati tutti al terzo o quarto capitolo, quindi no. Un film aveva il problema di competere con la bravura della mia controparte e il programma televisivo si escludeva da solo. Quindi – senza dire troppe banalità – nel 2016 la cosa più immediata e gestibile era proprio il mondo dei social. Poi c’era un’altra componente, prima ti dicevo come lavoro nella comunicazione, quindi mi incuriosiva capire come funzionavano i meccanismi di questo mondo. E l’unico modo per farlo era provare.

Ed effettivamente è quello il bello dei tuoi video, si percepisce che stai sperimentando. Io ci vedo molto un percorso parallelo: l’avvicinarsi a Xavier Dolan e  contemporaneamente al modo di raccontare questa storia.

Sì, sto cercando di applicare quello che chiamano giornalismo immersivo, qualcosa che all’estero ha avuto molto successo, ma che da noi è ancora lontano. Mi viene in mente l’esperimento di Vice on Sky TG24, per fare un esempio.

Da cinefilo c’è un’ultima domanda che devo farti: qual è la tua scena preferita tra i film di Dolan?
Sicuramente quella che citavo prima di J’ai tué ma mère, perché c’è tutto. È misurato ma pesante allo stesso tempo. Affettivamente quella scena, senza dubbio.

E cinematograficamente?
È scontato, ma devo rispondere con la scena della liberazione dai “quadrati” di Mommy. Lui probabilmente odierebbe questa risposta (ride).

Perché alla fine la sua potenza sta nel fatto di giustificare le sue scelte eccentriche e sopra le righe dandogli un valore. Lo fa con le musiche e con la sua strafottenza, ma non ti stupisce e basta, aggiunge un significato a ogni sua idea.

Paolo a questo punto c’è un ultima cosa che devo chiederti: se domani avessi modo di incontrare Xavier Dolan cosa gli diresti?
Vuoi sposarmi?

Giustamente.
Anche perché c’è questo piccolo dettaglio che non so il francese, per cui andrei dritto al punto. Poi nel caso mi chiedesse il motivo, ecco, a quel punto forse avrei bisogno di un interprete.

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