Giovedì 30 giugno si è tenuta la New Game Designer 2016, manifestazione annuale dedicata allo sviluppo e alla programmazione di videogiochi.
Organizzata dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con AESVI, l’associazione editori e sviluppatori italiani, e le due software house Ubisost e Digital Tales – l’evento si è svolto per la terza volta in via Festa del Perdono dalle 10 alle 18 circa.

Se New Game Designer ha sempre avuto una natura ibrida, tra il desiderio di interessare  il pubblico di non esperti e quello di creare un ponte tra l’università e il mondo del lavoro, per quest’edizione si è deciso di spingere l’acceleratore sul secondo aspetto.

Come ogni anno si è infatti tenuto uno speed dating for job, ossia la possibilità per i giovani intenzionati ad entrare nell’industria videoludica di iniziare a farsi conoscere e lasciare i propri curricula a diverse aziende del settore, passando velocemente da uno stand all’altro.

Non si tratta solo di case di sviluppo, ma anche di una serie di attività “collaterali” ma sempre legati al mondo della programmazione, per esempio quello degli Effetti Digitali Italiani o la scuola di animazione e grafica 3D Event Horizon. In Sala di Rappresentanza si è poi tenuta – come da tradizione – la sfida a colpi di single player e multiplayer tra i vari gruppi di studenti del corso di “Online Game Design” della Statale e i colleghi di “Videogame Design and Programming” del Politecnico.

Non erano molte invece le possibilità di intrattenere chi i videogiochi vuole viverli da solo giocatore. Oltre al sempre ottimo stand dei giochi indie, è stato allestito un “museo interattivo dei videogiochi” – così è stata di fatto chiamata dagli organizzatori stessi la sala in cui si trovavano riunite decine di console di qualsiasi generazione. Da un vecchissimo Vectrex fino ad uno degli ultimi modelli di Playstation 3, passando per NES, Dreamcast, Xbox e molte altre, è stato il posto perfetto per farsi qualche partita in solitaria o risolvere sfide tra amici con grandi classici e perle nascoste del passato.

Nel pomeriggio si è poi svolto, legato al tema “Back to the Future: i videogiochi dalle origini ad oggi”, un ciclo di conferenze organizzato da PONG – laboratorio della facoltà di Informatica della Statale dedicato ai videogiochi – e dal Dipartimento di Beni Culturali dello stesso ateneo dedicato all’evoluzione del gaming. Probabilmente il segmento più importante dell’intera manifestazione: al di là dell’interesse in sé dei singoli interventi, la conferenza è stata la dimostrazione dell’importanza che il videogioco come medium sta acquisendo nella nostra società, a livello di business e di contenuti.

Benché ridotta in termini di dimensioni e senza molte attrattive per i semplici curiosi, New Game Designer 2016 si conferma un evento importantissimo e molto utile per tutti coloro che desiderano entrare nell’industria videoludica o più in generale della programmazione. Allo stesso tempo si sta trasformando (si spera) in un’occasione per riflettere, una volta in più e in una maniera differente, sui videogiochi non come semplice prodotto dedicato all’intrattenimento, ma come un medium dal valore artistico oltre che monetario.

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