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foto CC-BY-NC-SA Vassilena Valchanova

“Fra tutti e due riuscimmo in pochi giorni a radunare una brigata dei più induriti vecchi lupi di mare che si potesse immaginare, non certo belli da vedere, ma dei tipi, come il loro aspetto dimostra, dalla tempra indomabile.”

– Robert Louis Stevenson, L’isola del tesoro

Nel 2004 – all’inizio del boom delle sharing company – Raffael Gretener fondava Find a Crew, una piattaforma online che permette a tutti i suoi iscritti di condividere la propria imbarcazione per viaggi in mare aperto oppure proporsi come ciurma di supporto.

Il sito è sempre stato in costante crescita – attivo in oltre 200 Paesi, Find a Crew è ad oggi il network di condivisione nautica più grande al mondo. Fondato con un budget di 15.000 mila dollari, nel 2012 la compagnia ne investe un milione. “Il business è totalmente cash flow positivo, non ci sono debitori, nessuna linea di credito, nessuna fatturazione o edifici in affitto. Nessun interesse da pagare né un registro di cassa, ci avvaliamo solo di un gruppo di collaboratori e un cospicuo ritorno degli investimenti. Il segreto sta nel lasciare che sia il modello di business a guidare il sistema, non viceversa; e avere nella propria base di clienti tutta la forza di vendite” spiega Gretener.

Al di là della chiara visione manageriale del suo CEO, il network si avvale di un potente elemento attrattivo: chiunque può proporsi come accompagnatore per una traversata.

Sembra scontato, ma a differenza del settore automobilistico, quello nautico soffre dei (pre)giudizi pendenti verso chi non ha conoscenze minime dell’ambiente. Find a Crew tenta, con la sua apertura ai novizi, di allargare la propria base utenti e in seconda battuta permette anche ai meno esperti di godere delle gioie della navigazione. “Molti proprietari di barche sono più che felici di avere qualcuno senza esperienza, perché significa che hanno l’occasione di insegnarli come fare le cose a modo loro” aggiunge Kylie Gretener.

Il sito – che per adesso è disponibile in lingua inglese e italiana – si divide in due chiare sezioni “Cerca equipaggio” e “Cerca imbarco”, la prima permette appunto la ricerca di persone disposte a seguirvi nella tratta da voi scelta, mentre la seconda vi dà la possibilità di accompagnare qualche proprietario di imbarcazione a diverse condizioni.

Da visitatori la piattaforma online vi permette solo di girovagare fra le varie inserzioni, per poter interagire con i vari utenti dovrete pagare un abbonamento a partire dai 75$. Tutti i dettagli sono ovviamente a discrezione dell’inserzionista, quali: destinazione, periodo di navigazione, ruolo della ciurma (che può andare dalla ricerca di un cuoco al semplice mozzo) e gratuità.

Se siete intenzionati a lanciarvi verso l’ignoto, Iain Barbour – direttore della rivale Crewseeker – ci tiene a dare un consiglio ai neofinti: “Se visitate l’imbarcazione e essa risulta sporca e mal mantenuta, allora non farà una buona partenza in un viaggio transatlantico. Assicuratevi quindi che la persona con cui state viaggiando sia qualificata – lo skipper dovrebbe sempre essere orgolioso della sua barca e della sua abilità.”

Come tutti i network di sharing anche Find a Crew possiede un sistema di valutazione dei suoi membri, rimane il fatto che è sempre bene portare un po’ di spirito di osservazione con sé prima di imbarcarsi verso i Mari del Sud.

Se non avete ancora programmato nulla per le prossime vacanze estive, questa potrebbe essere una valida scelta per chi è alla ricerca di un’avventura last minute. E se proprio l’articolo non vi ha convinto, ci penserà questo imperdibile estratto proveniente dalla televisione australiana a farlo.