Il 24 maggio 2016 la Roscosmos — l’agenzia spaziale russa — ha annunciato la rescissione, entro il 2018, di tutti i contratti stipulati con i propri partner per portare astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale.

“Stiamo lavorando con i nostri partner secondo i contratti stabiliti, ma non abbiamo intenzione di intraprenderne di nuovi” ha affermato Sergey Saveliev, vice capo della Roscosmos. La scelta dell’agenzia governativa russa mette dunque in serio pericolo la continuità dei lavori internazionali legati alla ricerca in campo aerospaziale.

Con la chiusura, nel 2011, dello Space Shuttle Program da parte della NASA, infatti, i ricambi dei membri e l’approvvigionamento di rifornimenti per l’ISS sono stati affidati al programma Seyuz; unico veicolo in grado, oltre agli shuttle statunitensi, di portare esseri umani nella base spaziale internazionale. La scelta della Roscomos non è altro che il prodotto delle sanzioni applicate dagli Stati Uniti alla Russia durante il conflitto in Ucraina. Oltre al settore finanziario, durante il round di disposizioni governative sono state minate anche le collaborazioni fra le due agenzie spaziali. La drastica scelta della Russia è giunta dopo l’accumularsi di tensioni fra i membri delle due compagnie.

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“Siamo in ostaggio, la Russia può decidere di non inviare più astronauti degli Stati Uniti sulla International Space Station, e questa non è una posizione in cui voglio la mia nazione,” affermava nel 2014 l’ex amministratore della Nasa Michael Griffin. A cui non è mancata l’immediata risposta del vice Primo Ministro russo Dmitry Rogozin: “Dopo aver analizzato le sanzioni contro la nostra industria spaziale propongo che gli Stati Uniti portino i loro astronauti sull’ISS con un trampolino.”

L’unica alternativa per il governo degli Stati Uniti è dunque quello di affidarsi alle nascenti agenzie spaziali private. In particolare alla SpaceX del demiurgo Elon Musk.

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In contemporanea ai plateali scontri con la controparte russa, la NASA ha annunciato la stipulazione di un contratto con la compagnia di Musk per il valore di 2.6 miliardi di dollari. L’accordo prevede la creazione di Crew Dragon, veicolo in grado si sostituire l’ormai datato Seyuz.

Il Crew Dragon, alto 7 metri e capace di trasportare un centinaio di chilogrammi, non manca di quei tratti che hanno reso famosi i prodotti della Tesla – altra compagnia del magnate sudafricano – compreso uno stile estetico accattivante. Il lancio del veicolo, che avrà come propulsore il razzo Falcon 9, è previsto per l’8 aprile 2017. La scadenza sarà preceduta da una serie di test per appurarne la sicurezza, mentre il giorno del countdown l’equipaggio sarà composto da soli due membri (anche se il Dragon può ospitare fino a sette astronauti).

 

Crew Dragon will restore America’s human spaceflight capability when it flies @nasa astronauts next year

Una foto pubblicata da SpaceX (@spacex) in data:

 

Mentre la NASA scommette tutto sulla riuscita di questa missione, SpaceX inizia a rilasciare le prime foto della capsula sul suo profilo ufficiale Instagram.

 

Backbone of Dragon 2 spacecraft undergoing structural load testing

Una foto pubblicata da SpaceX (@spacex) in data:

 

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