Nessuna Esclusione: il Pride a Milano

Foto di Giacomo Ravetta.
Gemma Ghiglia e Elena Buzzo

Dopo l’attentato di Orlando in Florida, che ha sconvolto l’opinione pubblica mondiale, e l’approvazione in Italia della Legge Cirinnà, che sancisce finalmente le unioni civili anche per coppie dello stesso sesso, non stupisce la folla record raggiunta quest’anno al Milano Pride. Gli organizzatori parlano di 200.000 persone, che si sono raccolte ieri in piazza Duca d’Aosta e hanno sfilato in corteo ‒ come al solito misto, divertente e coloratissimo ‒ fino a Porta Venezia.

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Qui si è tenuto il discorso del neosindaco Giuseppe Sala, brevemente interrotto dal collettivo femminista Queer che ha esposto uno striscione con la scritta “Diritti e città non sono merce”. Il tentativo di protesta, però, è stato subito bloccato dai presenti e Sala ha potuto continuare il suo discorso, in cui ha assicurato che in materia di diritti civili proseguirà nel solco tracciato dalla giunta precedente e sottolineando che sul tema dei diritti LGBT bisogna ripartire dalle scuole.

Milano non è stata la sola, ieri, a festeggiare: anche Bologna, Perugia e Caserta si sono unite in corteo per celebrare l’orgoglio gay.

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Il Pride nasce in memoria dei famosi moti di Stonewall a New York del 27 giugno 1969, simbolica data di inizio del momento di liberazione omosessuale. Negli anni Sessanta negli Stati Uniti erano all’ordine del giorno le incursioni della polizia nei locali gay di tutto il Paese. Quella sera nello Stonewall in Greenwich Village, otto agenti del Distretto uno quasi tutti in borghese fecero una retata nel locale. Era routine, ma qualcosa andò diversamente. Ci sono varie versioni su come venne scatenata la rivolta, ma la leggenda vuole che Sylvia Rivera, che divenne poi icona del movimento omosessuale, rispose a una provocazione degli agenti lanciando una bottiglia contro di loro e gli avventori del bar seguirono il suo gesto scagliandosi contro i poliziotti che si rifugiarono nel bar. Si creò una sorta di reazione a catena, ci furono numerosi arresti in tutta la città e la rivolta si espanse in altri quartieri. Vennero chiamati i rinforzi e si stima che nella notte tra il 27 e il 28 giugno ci fossero circa 2000 manifestanti contro 400 agenti, ma la rivolta proseguì anche nei giorni successivi.

Gay Power! era lo slogan.

Il giorno dopo, il 28 giugno diventò da allora la Giornata mondiale dell’orgoglio LGBT, per rivendicare la fierezza di essere ciò che si è.

 

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