A Dar es Salaam, in Tanzania si è concluso ieri il primo forum regionale delle Nazioni Unite contro il maltrattamento della popolazione albina nell’Africa subsahariana. Dopo le numerose richieste di intervento da parte di Amnesty International, le Nazioni Unite hanno indetto il primo summit, con l’obiettivo mirato di debellare ogni tipo di discriminazione nei confronti della comunità albina africana.

Nella zona dei Grandi Laghi hanno le loro antiche origini sciamanesimo e annesse credenze. In questo tipo di rituali i bambini albini hanno grande valore, poiché le loro ossa vengono utilizzate come amuleti dagli sciamani delle varie tribù. Fin da giovani gli albini sono mutilati e uccisi, le loro tombe profanate per il potere apotropaico delle parti del corpo che vengono poi vendute a caro prezzo.

L’albinismo è una anomalia congenita dovuta a una mancanza di pigmentazione (melanina) nei capelli, nella pelle e negli occhi. Chi è affetto da questa patologia ha difficoltà visive e un alto rischio di tumori della pelle. L’albinismo colpisce una nascita su 20.000 in tutto il mondo, non è specifico di un determinato gruppo etnico — è più diffuso in Africa per questioni di consanguineità (1 su 5.000).

Ma la diversità è diventata motivo di segregazione e persecuzione della comunità albina, in un paese in cui le antiche credenze sciamaniche sono a volte più radicate delle spiegazioni mediche. È inoltre opinione diffusa che la nascita di un bambino albino sia dovuta al tradimento della madre con un uomo bianco o alla reincarnazione degli antichi coloni europei.

L’albinismo viene visto come un castigo divino dai medici stessi e questo tipo di ignoranza porta conseguentemente alla persecuzione da parte del gruppo: la medicina viene sostituita da superstizioni e stregoneria.

Amnesty International ha dichiarato che nell’aprile di quest’anno la gravità della situazione è aumentata nella zona africana dei Grandi Laghi, in particolare in Malawi, dove vivono 10.000 persone affette da albinismo. Tra queste almeno 7.000 vivono con la costante paura di essere uccise o vendute da conoscenti, o addirittura da membri interni al gruppo familiare; allettati dall’alto valore monetario del corpo degli albini. Si è sviluppato una forma di mercato nero della stregoneria dove vengono venduti a caro prezzo i bambini e le donne affette da albinismo — macabra compravendita sviluppatasi anche a causa dell’ulteriore credenza che le ossa degli albini contengano oro.

Oltre ai bambini, la categoria più vulnerabile è quella delle donne: è infatti diffusa l’idea che avere un rapporto sessuale con una donna albina curi l’uomo dall’AIDS.

Dal novembre 2014, come si legge nel report di Amnesty International, sono cresciuti gli abusi, le mutilazioni e la profanazione delle tombe degli albini. I dati riportati dalla polizia malawese evidenziano una grave discriminazione unica in tutto il mondo. Sono stati infatti commessi 69 reati nei confronti di albini e almeno 18 persone sarebbero state uccise e altre cinque rimangono disperse.

Oltre ai maltrattamenti, alle mutilazioni e alle uccisioni si aggiunge la segregazione sociale: gli albini vengono esclusi dall’istruzione di base per le difficoltà visive annesse alla malattia, tanto da creare scuole apposite, dove vengono protetti e aiutati nell’apprendimento.

La Costituzione del Malawi garantisce diritti alle persone albine come a tutti gli altri malawiani e nel capitolo quarto della Carta dei Diritti ne proibisce la discriminazione:

“La discriminazione di persone è proibita in ogni forma e, secondo la legge, è garantita a tutti eguale e puntuale protezione contro discriminazioni di razza, colore, sesso, lingua, religione, contro le discriminazioni politiche o d’opinione, di nazionalità, etnia o origine sociale, disabilità, prezzo, ceto e ogni altra condizione” e specifica “Ogni forma di esclusione di persone affette da albinismo sarà quindi considerata illegale secondo le basi della Costituzione”

Nonostante la legge sia chiara, la sua applicazione è meno ferrea e non mancano casi anche recenti di gravi discriminazioni e violazioni dei diritti umani nei confronti della comunità albina. Amnesty International ha denunciato l’incapacità del governo e della polizia di arginare e debellare questa discriminazione violenta. Ha inoltre riportato i livelli preoccupanti raggiunti nel mese di aprile di quest’anno con 4 persone uccise, tra cui l’omicidio di un bambino di 2 anni di cui è stato arrestato il padre.

Questo tipo di discriminazioni, crudeli e macabre, sono dovute all’ignoranza in materia medica, che lascia spazio ad antiche credenze, inesistenti negli altri Paesi del mondo. Inoltre, la possibilità di guadagnare dalla compravendita di persone affette da albinismo è un incentivo non trascurabile in uno dei Paesi più poveri del mondo quale il Malawi (con un PIL pro capite di 250 dollari, meno di un dollaro al giorno).

Ikponwosa Ero, Independent Expert dell’Onu sull’albinismo, ha presieduto il forum delle Nazioni Unite alla presenza dei portavoce di 28 Paesi della regione.

“Non sarà facile trovare misure specifiche per tutti i problemi emergenti tra le difficoltà affrontate da persone affette da albinisimo, ma le migliori intenzioni di alcuni Stati e della società civile già rappresentano un importante passo avanti per promuovere e proteggere i loro diritti umani” ha dichiarato Ikponwosa Ero.

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