Nota: “asiatico”, “nero”, “musulmana”, “bionda ragazzina dell’Est” sono parole usate in maniera stereotipante. Parevano comunque le meno sbagliate per raccontare la storia qui di seguito.

“In un centro per richiedenti asilo dell’Olanda.”

Comincia così il fumetto “pro-deportazione” pubblicato dalla succursale olandese della IOM, l’Organizzazione Intergovernativa per le Migrazioni, composta da 162 stati membri e con uffici in oltre 100 Paesi.

Si intitola La Grande Avventura di Ulyana, è stato pensato per le famiglie migranti che nei Paesi Bassi chiedono il rimpatrio, e potrebbe passare alla storia come una delle più grottesche strategie comunicative del cosiddetto migration management europeo.

La trama è semplice: la famiglia di una bionda ragazzina dell’Est, Ulyana appunto, sta per essere deportata. Lei non vuole: è triste. Ma nel centro per richiedenti asilo Ulyana ha tre amici: un ragazzo asiatico, una ragazza musulmana e un ragazzo nero che le insegneranno a non preoccuparsi e ad amare il rimpatrio.

“Se potessi tornerei anche io. Voglio fondare la mia azienda. Sarò Huan il businessman, farò un sacco di soldi e a 18 anni prenderò la moto”, il primo a consolare la bionda ragazzina dell’Est è l’asiatico (cinese?) Huan. Del resto si sa: i migranti dal lontano Oriente si chiamano tutti Huan e tutti vogliono fare gli imprenditori. E la sua è un’idea geniale: Huan il monopolista produrrà skaterboard per coppie e fonderà una scuola per insegnare a usarli.

 

Poi c’è Fazia. Musulmana, originaria del Paese dei musulmani. Da dove viene, il fumetto non lo dice. Ma anche lei tornerebbe, perché ama la sua terra e le cose belle del suo Paese. “Dormivo in una tenda nel deserto e la notte uscivo a guardare le stelle”, spiega la ragazza. Che sono migliaia e scintillanti, nel deserto. Dove abitano di solito i musulmani.

A Fazia manca soprattutto la Grande Moschea: “Trovo che sia così bello andarci… E ascoltare i suoni… È meraviglioso là, ed è il posto migliore per la mia religione.” Sì, perché il posto migliore per la religione islamica non può che essere la moschea nel deserto: non quelle d’Olanda o di Piazza Mercato, ma un qualcosa di abbastanza lontano dalla cristiana Europa. L’Islam sta meglio nel sabbioso Oriente: luogo – lo spiega bene Said – dell’esotico, del promiscuo, del diverso.

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Compare Nelson. Nero, quindi africano. Africa quindi savana. Anche Nelson ama le “cose belle” del suo Paese (non sappiamo quale, dei tanti dove c’è la savana) e desidera rimpatriare: “Non voglio vivere tutta la vita in un centro per richiedenti asilo. Voglio sentire la natura attorno a me. Branchi di gnu ed elefanti, i leoni che lottano contro un ippopotamo. Voglio sentire l’Africa… Il continente dove tutto è cominciato.” Morale: meglio bazzicare nel brodo primordiale dove sunt leones piuttosto che nei centri per rifugiati. Tanto Nelson, in Africa, troverà lavoro velocemente perché nella civilizzata Europa ha imparato le lingue e le buone maniere. Magari farà da guida nei safari dell’uomo bianco.

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Da quando lo scorso aprile alcune pagine del fumetto sono approdate sui social, sono volate accuse pesanti: un gruppo di utenti su Twitter, per lo più attoniti, ha chiesto conto a IOM Nederland del fumetto “pro-deportazione”, tacciando l’organizzazione di razzismo e criticando aspramente gli stereotipi riprodotti nelle vignette. Dalle istituzioni – succede anche in Olanda – il silenzio.

La stampa di nicchia ne ha scritto, senza troppo preoccuparsi di chiamare in causa chi il progetto lo ha portato a termine. Nessuno ha infatti pensato di chiedere quanto la IOM, che è beneficiaria di finanziamenti europei, ha speso per pubblicare La Grande Avventura di Ulyana.

“Il tutto è costato 5000 euro. Compresi il compenso per l’artista che lo ha disegnato e la tiratura di un migliaio di copie”, spiega il project manager a IOM Nederland e responsabile della pubblicazione.

Cinque euro a copia, nove pagine di disegni policromi. Spesi senza alcun tipo di bando pubblico: “Abbiamo selezionato l’artista tra una rosa di possibili candidati”, continua, “perché per un progetto così piccolo non sono obbligatori concorsi.” Ma anche 5000 euro spesi senza valutazione finale dei risultati: “Non ci sarà un report. Però abbiamo preso le critiche molto seriamente. Soprattutto quelle sugli stereotipi. Questa volta abbiamo lasciato completa libertà all’artista, ma in futuro valuteremo meglio come agire”.

Tutta colpa del disegnatore, insomma, se Huan, Fazia e Nelson sono diventati copia cartacea di pregiudizi senza tempo.

E 5000 euro, nel contesto, sono briciole. Ma da un’organizzazione intergovernativa come l’International Organization for Migration, la cui missione è “[…] essere punto di riferimento per le informazioni, la ricerca, le buone pratiche sulle migrazioni […]”, ci si aspetterebbe forse più solerzia nel controllare e valutare la qualità dei propri progetti. Anche se piccoli.

Contattato da The Submarine Hein Haakman, autore del fumetto, ha preferito non rilasciare dichiarazioni specificando che, a seguito delle critiche ricevute, la IOM ha domandato il silenzio stampa.

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